A proposito del Nuovo Realismo

A proposito della recente discussione che ha visto opporsi da un lato i “Nuovi realisti”, come ad esempio il filosofo Maurizio Ferraris, e dall’altro gli “Antirealisti”, tra cui anche il suo maestro di un tempo Gianni Vattimo, credo si possano svolgere delle ulteriori considerazioni rispetto alle numerose osservazioni già effettuate in merito dagli hegelo-marxisti Costanzo Preve e Diego Fusaro.

In primo luogo inizierei con l’includere nella definizione di Antirealismo tutte le altre correnti filosofiche immediatamente diverse dal cosiddetto “New realism”.

Partendo infatti dal celebre aforisma del filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche, che ha fondato e in qualche modo giustificato l’Irrazionalismo e l’Ermeneutica contemporanei, esso recita così: “Non esistono fatti ma solo Interpretazioni”.

Come si vede quest’ultima Tesi ha lasciato e lascia tutt’ora aperta la possibilità di esprimersi a molti indirizzi della filosofia occidentale tra i quali il Logicismo, l’Empirismo, l’Idealismo, il Materialismo, l’Irrazionalismo, il Pragmatismo, lo Spiritualismo, lo Psicologismo, l’Esistenzialismo eccetera eccetera mentre se ipotizziamo il contrario giungiamo al risultato che “Esistono Fatti ma non Interpretazioni”.

Mettendosi d’accordo sul significato preciso della parola “Fatti”, quest’ultima proposizione lascia in effetti la porta aperta solo alla Corrente filosofica del Razionalismo Realistico così come alla coincidenza tra Epistemologia e Ontologia, tipica dei Saperi esatti.

Infatti le Scienze cosiddette “dure”, come ad esempio la Matematica, la Fisica e la Chimica, hanno basato la loro esistenza per molto tempo proprio sulla coincidenza di Verità e Realtà anche se non so quanto ciò potrà accadere ancora in futuro.

Ma non considerando le scienze esatte come il frutto di una particolare interpretazione e avvalorando la tesi dell’inesistenza delle interpretazioni, si nega di fatto anche il diritto all’espressione di indirizzi filosofici e saperi alternativi al monolitico realismo scientifico che sempre più attualmente va riducendosi a un mero “Giornalismo dell’apparato tecnico-scientifico”.

Occorre invece a mio avviso, oggi come ieri, una discussione critica circa le condizioni di positività che rendono possibili le interpretazioni scientifiche, quelle storiche e quelle sociali così come ogni altra manifestazione più o meno adeguata di ciò che comunemente, ed ormai troppo facilmente, chiamiamo “Sapere”.

Nell’immagine una rappresentazione grafica per il progetto di un “Tunnel climatizzato” a Dubai.