A proposito di Dante e Boccaccio

Il passaggio, avvenuto nella Letteratura italiana fra 1200 e 1300, dalla “Divina commedia” di Dante Alighieri al “Decamerone” di Giovanni Boccaccio ricorda quello dalle grandi Metanarrazioni dell’Età moderna a quell’insieme quasi infinito di Racconti brevi che costituisce l’Epoca presente, anche ribattezzata da Jean François Lyotard come Postmoderna.

Si è trattato di una sorta di Rivoluzione dalla Teologia monoteista del Poema alla Mitologia politeista delle brevi Narrazioni laddove, in quest’ultimo caso, un Mito, tra gli altri, non ha assunto il Ruolo guida di Storia principale.

Sebbene infatti anche Dante si sia servito di un Impianto a cornice che consentisse di ospitare facilmente le vicende dei Dannati, dei Semplici peccatori e dei Beati, ha anche organizzato il suo poema sulla base di una grande metanarrazione, vale a dire il “viaggio di purificazione” (oggi si direbbe “di formazione“) attraverso i tre Regni ultraterreni dell’Inferno del Purgatorio e del Paradiso.

L’Esigenza che ha spinto il poeta e scrittore fiorentino a compiere questo cammino è stata quindi di tipo interiore, mentre la Circostanza che ha condotto i protagonisti del Decamerone a ritrovarsi in una villa tra le antiche rovine di Fiesole, come in un “Grande fratello” ante litteram, è stata di tipo esteriore: l’arrivo della grande peste del 1300 a Firenze.

Abbiamo quindi avuto a che fare con due importanti cambiamenti: uno da un Sistema in ogni caso metanarrativo a una Raccolta di brevi narrazioni, l’altro dall’Interiorità in prima persona del Poeta all’Esteriorità in terza persona del Narratore, quasi come dal Discorso sulla psiche di Sigmund Freud al quello sull’Inconscio collettivo e archetipico di Carl Gustav Jung.

D’altra parte Giovanni Boccaccio, che pur si è sempre ritenuto un “grande secondo”, perché arrivato dopo l’intera opera già compiuta dell’Alighieri, ha avuto colpi di genio che gli hanno consentito di anticipare il mondo cinematografico, quello televisivo dei Reality e l’opera di suoi illustri successori quali il Marchese De Sade e il compianto Pier Paolo Pasolini.

Inutile parlare poi dell’immenso lascito di Dante mentre m’interessa qui citare la saga dei romanzi sul tema dell’amore cortese o non corrisposto che dalla sua “Vita nova” ha ricevuto un inarrestabile avvio.

Si è trattato, tra gli altri, de “L’elogio di Madonna Fiammetta” del solito Boccaccio, de “I dolori del giovane Werther” di Johann Wolfgang Goethe, de “Le lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, de “L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert e de “I turbamenti del giovane Torless” di Robert Musil.

Per quanto riguarda il Romanzo di formazione, già citato più sopra, credo poi che la Divina Commedia non abbia ancora trovato un degno rivale nella precedente e successiva storia della Letteratura mondiale.