Archetipi e Paradigmi

La relazione che intercorre tra i Miti dell’antichità e gli Archetipi arcaici sembra molto simile a quella che sussiste tra le Spiegazioni scientifiche e i Paradigmi della scienza, cosiddetta esatta, secondo quanto affermato rispettivamente dal figlio della psicoanalisi Carl Gustav Jung e dal filosofo della scienza Thomas Samuel Kuhn.

In sostanza seguendo queste ipotesi euristiche soltanto alcune Narrazioni arcaiche andrebbero a formare dei grandi archetipi, come ad esempio la Creazione e il Diluvio universale, mentre solamente alcune Teorie scientifiche riuscirebbero a costituire dei veri e propri paradigmi come per esempio l’Evoluzionismo

Per cui non dovremmo discostarci troppo dal vero affermando che un certo numero di miti si raduna di solito attorno ad un archetipo che funge da modello e che, in modo simile, gruppi di ipotesi scientifiche si allineano spesso ad ampi paradigmi in grado di guidare ed accogliere ogni successiva spiegazione.

A questo proposito va anche sottolineato che il mito di un’età dell’oro legata ad una conoscenza arcaica molto sviluppata e destinata ai soli iniziati non è affatto nuovo ma che è invece appartenuto a moltissime culture antiche come ad esempio i Sumeri, gli Egizi, i Babilonesi, gli Olmechi, i Maya, gli Aztechi eccetera eccetera. 

Dunque dopo il secolo dei lumi se da un lato si sono affacciati saperi come l’Archeologia, l’Egittologia e la Psicologia, in grado di far luce sul nostro misterioso passato, dall’altro hanno cominciato a farsi strada le grandi narrazioni influenzate dall’idea di un probabile progresso come il darwinismo e il marxismo, solo ipoteticamente rivolte a una possibile comprensione futura.

Questi ampi Paradigmi naturali e sociali hanno offuscato, volontariamente o involontariamente, per un periodo di circa due secoli, dal 1789 al 1989, il concetto di conoscenze simbolico-iniziatiche che ha finito per riemergere con forza in epoca attuale, dopo le Manifestazioni di piazza Tienanmen a Pechino e il coetaneo crollo del Muro di Berlino. 

In ogni caso studi recenti come ad esempio quelli riportati nei libri “Il Mulino di Amleto” di Giorgio de Santillana ed Hertha von Dechend (1ª edizione in inglese 1969), “La morte degli dei nell’antico Egitto” (1ª edizione in inglese 1999) di Jane B. Sellers ed “Impronte degli dei” di Graham Hancock (1ª edizione in inglese 1995) hanno di nuovo posto l’accento su un’antica e complessa conoscenza arcaica come minimo comun denominatore di molteplici saperi successivi.

Si sarebbe trattato di un insieme di conoscenze ad alto contenuto tecnico-scientifico trasfigurate in brevi e lunghe narrazioni forse per una più ampia comprensione e diffusione o più probabilmente per un loro migliore utilizzo presso i ceti aristocratici ed iniziati delle grandi civiltà antiche.

Nell’immagine particolare  dell’Orologio astronomico di Praga in ceco “Staroměstský Orloj” situato nella Piazza della Città Vecchia.