Atlantide e il Giappone

In un saggio apparso su questo blog Novo Stilos il 3 dicembre 2015 e intitolato significativamente “La griglia energetica” mi sono occupato di un’ipotetica serie di epicentri energetici, disposti come un’immaginaria rete su tutta l’estensione del globo terracqueo. 

Alle pagine 16 e 17 del suo libro “Il codice segreto dei templari” (Newton Compton editori, maggio 2016) l’autore Tim Wallace-Murphy, in relazione a luoghi sacri e complessi come Stonehenge e Avebury in Inghilterra, probabilmente eretti in punti nevralgici del web energetico, ha scritto:

“La collocazione stessa di tutti questi monumenti religiosi ci pone di fronte ad almeno un paio di interessanti interrogativi. In primo luogo si è osservato che la maggior parte di essi risulta allineato con costellazioni o pianeti.

La qual cosa fa immediatamente sorgere la domanda: ‘perché’, e poi ‘come’?. La straordinaria precisione di questi allineamenti dimostra in modo indubbio che i nostri antenati, presunti primitivi, possedevano in realtà una conoscenza astronomica che non possiamo neppure immaginare.

In seconda battuta, si è scoperto che tutti questi siti corrispondono a luoghi in cui la forza tellurica terrestre è particolarmente attiva e si manifesta attraverso quella energia che è indagata e percepita dall’antica arte della rabdomanzia.”

Ragionando su quest’ultima parte del passo or ora citato mi sono chiesto se quanto esposto da Wallace-Murphy potesse avere una qualche relazione, o almeno un sottile collegamento, con la presunta posizione geografica della mitica Atlantide, narrata dal filosofo greco antico Platone (428/427 a.C.-348/347 a.C.)  (vedi Novo Stilos dell’appena trascorso 25 luglio 2016), e l’attuale situazione geologica dell’arcipelago nipponico.

Se infatti per quanto riguarda la misteriosa isola-continente non abbiamo, almeno per il momento, la certezza della sua precisa ubicazione perché gli antichi fondatori della gloriosa nazione giapponese avrebbero dovuto edificare un’intera civiltà proprio al di sopra di una gigantesca faglia disposta tra due estesissime zolle tettoniche?

D’altronde è noto come gli arcaici capostipiti, antenati della nostra civiltà moderna, percepissero la forza sprigionata dalle viscere del nucleo terrestre non solo con sentimenti di paura e terrore, ma anche con connotati e caratteristiche divini.

Le narrazioni di una terra peccaminosa e di un cielo salvifico sarebbero infatti apparse solo molti secoli più tardi nella nostra cultura occidentale, anche a partire dalla mitica ascesa del Messia Gesù Cristo all’altrettanto leggendario regno dei cieli.

Del resto, se ci si pensa bene, il poeta e scrittore fiorentino Dante Alighieri (1265-1321) nel suo capolavoro, la “Divina Commedia”, non ha esitato a posizionare proprio Lucifero, estremo epigono del male, nelle più remote viscere della terra, in fondo ad una sorta di particolare Maelstrom, infestato per sempre dalle fiamme del peccato.

Dunque se l’isola-continente di Atlantide è realmente esistita, nelle attuali Azzorre, a Santorini o in qualsiasi altro posto, doveva essere un luogo simile al Giappone, ricco d’energia tellurica, ma destinato prima o poi a scomparire silenziosamente, sotto la coltre spessa di un oceano ingombrante.

Nell’immagine una suggestiva foto del Monte Fuji in Giappone.