Colui che racconta il Domani

Lo scorso autunno 2015, venendo a Pistoia per presentare il suo ultimo libro “Ragazzo a vita”, in ricordo del poeta e regista Pier Paolo Pasolini, il critico letterario Renzo Paris ha menzionato una certa “pista catanese” come strada investigativa da poter seguire allo scopo di far luce sul misterioso assassinio dell’artista friulano.

Credo che quest’ipotesi, per quanto affascinante, debba essere scartata per troppi motivi rientrando semmai nel novero dei numerosi depistaggi che di questo caso si sono registrati, come ad esempio il celebre arresto dell’innocente reo confesso Giuseppe (Pino) Pelosi.

Lo stesso Pasolini ha affermato perentoriamente:

“Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del vertice che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpe, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli ignoti autori materiali delle stragi più recenti…”

E di questo suo sapere costituisce una testimonianza anche il suo ultimo libro, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1992 ovvero “Petrolio”.

Significativamente l’opera è stata composta proprio nei fatidici anni in cui è stato assassinato l’allora presidente dell’E.n.i. Enrico Mattei e in cui la moneta statunitense (il dollaro), come per magia, ha agganciato il suo valore reale a quello dell’oro nero.

Credo quindi che l’esecuzione di Pasolini sia stata un fatto politico e che tra i suoi mandanti ci siano stati i protagonisti del potere di quel tempo, tra i quali non escludo il coinvolgimento di alcuni esponenti della Democrazia cristiana ed altri della famigerata Loggia P 2.

Fatte queste doverose premesse storiche penso che la definizione dell’artista come di “colui che racconta il domani” si addica perfettamente al caso del poeta friulano.

E questo anche e soprattutto per tre epocali lungometraggi quali sono stati in ordine cronologico “Uccellacci e uccellini” del 1966, “Il porcile” del 1969 “Salò o le 120 giornate di Sodoma” del 1975 nei quali a mio avviso Pasolini ha mirabilmente raccontato il nostro futuro.

In queste opere della sua maturità artistica possiamo infatti trovare l’anticipazione di quella degenerazione dei costumi che ha afflitto e continua a contraddistinguere la nostra epoca contemporanea.

Ne rappresentano dei famosi esempi, tra i molteplici casi, i festini a sfondo sessuale dell’ex premier Silvio Berlusconi, le Cene in costume della Regione Lazio e il recentissimo assassinio del giovane Luca Varani.

Del resto l’universale artista Pasolini, a cui il cantautore Francesco De Gregori ha dedicato la meravigliosa canzone “A Pa’”, è stato ucciso in modo anonimo alla periferia di Roma, nei pressi dell’Idroscalo di Ostia, in un modo molto simile a quello in cui è stato assassinato lo sconosciuto ragazzo romano.

Nell’immagine il monumento in ricordo di Pier Paolo Pasolini eretto all’Idroscalo di Ostia.