Cristianesimo o Paolinismo?

Come hanno dimostrato molti autori tra i quali Luigi Cascioli (1934-2010), Robert Eisenman (classe 1937), Emilio Salsi (classe 1940), David Donnini (classe 1950) e Giancarlo Tranfo (classe 1956) la figura storica di Saul, o Saulo di Tarso, più noto come San Paolo (5/10 d.C.- 64/67 d.C.), ha avuto un ruolo centrale nella fondazione di quella religione, che da circa duemila anni, usiamo chiamare Cristianesimo.

Saul di Tarso fu un ebreo ellenizzato, nato in Cilicia (nel sud-est dell’attuale Turchia) che ebbe forti legami con l’Impero romano, godendo della stessa cittadinanza romana e svolgendo il ruolo di commerciante di stoffe e/o pellami utili alla costruzione degli accampamenti militari romani.

Secondo il già citato studioso fiorentino David Donnini, Paolo non conobbe direttamente il Messia Gesù, o Giosuè (forse lo stesso eroe esseno/zelota Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo) di cui idealizzò la figura nei quattro vangeli canonici scritti di suo pugno o dai suoi discepoli Marco, Matteo, Luca e Giovanni, probabilmente sotto falso nome.

Come ha giustamente rilevato l’esegeta fiorentino appena menzionato alla predicazione di San Paolo si devono principalmente questi tre dogmi: A) l’espiazione dei peccati tramite la crocifissione; B) la resurrezione della carne e
C) il rito teofagico della comunione.

Sempre secondo Donnini Saul non avrebbe mai parlato della Verginità di Maria, il cui dogma sarebbe stato fissato solo più tardi, durante il Primo concilio ecumenico del mondo cristiano tenutosi a Nicea nel 325 dopo Cristo.

Stando dunque a queste interpretazioni San Paolo condusse, con la sua originale predicazione, a una nuova versione, per così dire dissidente, del Messianismo nazireo (o Giudeo-cristianesimo), già operante presso le Comunità Essene e gli stessi Zeloti molto prima del suo intervento.

Saulo trasferì quindi l’esperienza della sua conversione singola da un piano personale a un piano più universale, liberando il Messianismo delle origini dai suoi tratti più marcatamente politici e nazionalistici per portarlo su un piano più trascendente, maggiormente vicino ai numerosi culti pagani, già presenti sul vasto territorio dell’Impero romano.

La concreta e immediata richiesta di una liberazione del popolo ebraico dal giogo romano divenne così, nella dottrina di San Paolo, la volontà, più che altro ideale, di una liberazione da tutti quei beni materiali che, secondo la sua visione, attanagliavano il mondo.

Questa particolare e personale fusione paolina di Messianismo nazireo e Paganesimo romano cominciò dunque a diffondersi, per opera di Saulo di Tarso, come la religione più diffusa in occidente e successivamente al mondo.

Tale Credenza religiosa, che nelle sue tre confessioni principali conta oggi 2,5 miliardi di fedeli nel mondo, è comunemente nota come Cristianesimo, ma dovremmo forse chiamarla Paolinismo, dal nome del suo principale propugnatore e fondatore.

Nell’immagine una riproduzione del dipinto “La Conversione di San Paolo” del pittore Peter Paul Rubens.