Dal Post-Antico al Post-Moderno

A pagina 14 della discussa opera “Il tramonto dell’occidente”, pubblicata per la prima volta tra il 1918 e il 1923 nelle città di Vienna e Monaco dal filosofo tedesco Oswald Spengler (1880-1936) e qui citata nella Collana “Biblioteca della fenice” (Editore Guanda, quarta ristampa, ottobre 2005) è possibile leggere: 

“Come si vede, il tramonto dell’occidente, fenomeno circoscritto spazialmente e temporalmente come lo fu il tramonto dell’antichità classica, cui esso fa riscontro, è un tema filosofico che, se inteso in tutta la sua serietà, implica ogni maggiore problema dell’essere”.

Mettendo per il momento “in parentesi” la menzione del problema dell’essere, fortemente dibattuto anche dal filosofo esistenzialista Martin Heidegger (1889-1976), mi interessa qui notare l’esplicita similitudine proposta dallo storicista tedesco tra l’Epoca antica e quella moderna.

A tale paragone storico-morfologico segue infatti, quasi immediatamente, quello tra il “post-antico” e il “post-moderno” cui hanno condotto anche le famosissime analisi esistenziali del già citato Filosofo di Meβkirch

Come ho affermato anche nella prima edizione dei “Dialoghi aperti sulla storia della filosofia” (Pistoia, 2015), il passaggio dal discorso sulla scienza al discorso sulla tecnica, avvenuto tra la modernità e la post-modernità, ricorda quello dalla filosofia alla teologia occorso durante il trapasso dall’Epoca antica a quella post-antica, meglio nota come Medioevo

E come se non bastasse a riconferma del rapporto tra la Concezione occidentale del Divino e l’Apparato tecnico-scientifico è forse utile ricordare come il filosofo post-hegeliano Ludwig Feuerbach (1804-1872) abbia scritto di un Dio che può tutto, similmente all’attuale Tecnica, nel suo testo più celebre ovvero “L’Essenza del Cristianesimo” pubblicato per la prima volta a Lipsia nel 1841.  

Questa concezione, dopo aver precorso l’onnipotente capitale di Karl Heinrich Marx (1818-1883), ha addirittura anticipato le sterminate praterie a pendenza lieve verso cui il nostro tempo, nuovamente medioevale, post-moderno, astorico inconscio, ma soprattutto tecnologico, ci avrebbe mirabilmente condotto.  

Nell’immagine una foto dell’imponente complesso architettonico “Les espaces d’Abraxas” a Noisy le Grand, Parigi progettato dall’architetto spagnolo Ricardo Bofill.