Dal Romanzo epistolare al Blog

Per uno straordinario caso della Storia umana gli anni dell’epopea napoleonica in cui il condottiero francese invase la Germania furono anche quelli nei quali la nazione tedesca raggiunse i suoi vertici artistico-spirituali in Letteratura con Johann Wolfgang Goethe, in Musica con Ludwig van Beethoven e ovviamente in Filosofia con G.W.F. Hegel.

Uscì in quegli anni l’equivalente della “Vita Nova” di Dante Alighieri per la letteratura tedesca ovvero “I dolori del giovane Werther” (29 settembre 1774) del medesimo Goethe.

Nel celebre romanzo il protagonista non avrebbe raggiunto un’esistenza nuova come nella versione dantesca ma l’ “Oriente eterno”, come amano dire i confratelli di coloro che passano a miglior vita.

Leggere il romanzo epistolare sarebbe in ogni caso servito, per chi lo avesse davvero compreso, a non suicidarsi realmente imitando il protagonista Werther.

A questo tipo di operazione fecero eco nella letteratura italiana, “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” (1802) del poeta e scrittore Ugo Foscolo, forse il maggiore esponente del neoclassicismo letterario in Italia.

E, poco più tardi, a questo romanzo epistolare molto famoso avrebbe risposto, consciamente o inconsciamente, il poeta e filosofo romantico-irrazionalista Giacomo Leopardi componendo, tra il 1817 e il 1832, il suo diario personale intitolato significativamente “Zibaldone di pensieri”, pubblicato solo postumo tra il 1898 e il 1900 a cura dell’editore Le Monnier.

Questo testo asistematico e frammentario, così inusuale per l’epoca in cui venne composto, avrebbe rappresentato l’ideale prototipo dei nostri blog contemporanei il mio compreso (Novo Stilos ovviamente).

Qui l’autore, incerto su cosa scrivere e soprattutto a chi indirizzarlo, non si rivolgeva già più a un destinatario o a dei lettori ben precisi disponendo la sua coscienza, e forse anche la sua anima, in una serie disordinata e museale di brevi frammenti letterari.

Del resto lo stesso Leopardi aveva già scritto quasi con intento profetico nella sua poesia lirica più famosa in riferimento all’“Infinito” (1818-1819) che: “il naufragar m’è dolce in questo mar”.

Un possibile ed eventuale commento su questi suoi pensieri il poeta di Recanati lo avrebbe dunque lasciato ai suoi successori nella piena consapevolezza di non avere destinatari al presente.

E d’altra parte anche lo scrittore nostrano Alessandro Manzoni avrebbe scritto “Ai posteri l’ardua sentenza” nella sua Ode “Il cinque maggio” (1821), stavolta e di nuovo, a proposito dell’avventura napoleonica.

Nell’immagine un tratto del percorso con la famosa siepe che Leopardi percorreva durante le sue consuete passeggiate a Recanati.