Dal Trauma alla Dissociazione

A pagina 387 del libro ormai best seller “Figli di Matrix” (Macro edizioni 2002), l’ex giornalista ed esperto di controinformazione David Vaughan Icke ha parlato diffusamente dei traumi generati dalla partecipazione, attiva o passiva, ai rituali proibiti del mondo esoterico più estremo:

“Egli (la sua fonte illustre che potete trovare nel testo) racconta di essere stato esposto a ogni forma immaginabile di abuso, trauma e ‘demonizzazione’.

‘Questa cultura è incredibilmente e ingegnosamente malvagia’ dice. Il trauma, fosse egli nei panni della vittima o in quelli del carnefice, serviva ad acuire il suo ‘potenziale dissociativo’ o Disturbo della Personalità Multipla.”

Secondo l’autore inglese anche la mera osservazione di tali pratiche occulte può generare nella coscienza individuale un trauma, a cui segue la scissione della personalità in due o più parti, tra di loro indipendenti.

Questo tipo di meccanismo indotto consciamente, ma che spesso opera a livello inconscio, sarebbe quindi in grado di indurre alcuni individui a condurre una doppia vita, sul modello proposto da Robert Louis Stevenson ne “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”.

A partire da un trauma indotto, la coscienza dell’osservatore si scinderebbe dunque in due o più parti costringendo il suo animo a scegliere tra divinità benevole e divinità malvagie, tra Dio e il diavolo, tra il bene e il male, tra l’angelico e il demoniaco e così via dicendo.

Per Icke tutto questo avviene ovviamente in modo impersonale e indipendente rispetto alla volontà del singolo individuo che si trova, suo malgrado, a svolgere il ruolo del complice e dell’attore nel tempo limitato del rituale.

Tale meccanismo ricorda d’altra parte l’origine dei disturbi nevrotici e psicotici, già approfondita in numerosissimi studi dal padre e dal figlio della psicoanalisi Sigmund Freud e Carl Gustav Jung.

Ma innescare tali dispositivi, che operano soprattutto a livello inconscio è, secondo l’autore inglese, anche uno degli obbiettivi che si propongono gli adepti delle società segrete. 

Queste ultime alleverebbero i loro seguaci attraverso reiterati traumi rendendoli così insensibili ai misfatti più terrificanti, perpetrati per secoli in assoluta libertà, all’ombra della conoscenza settoriale dei profani.

Si genera così una spirale di pulsioni sessuali e di violenze, tra Eros e Tatanos, che inducono l’individuo ad assistere e prendere parte a una sorta di catena di Sant’Antonio che, agli occhi dei non esperti, può sembrare generata dal caso.

Un episodio della partecipazione a un rituale esoterico e di un conseguente trauma compare peraltro anche nel super best seller il “Codice da Vinci” dello scrittore statunitense Dan Brown.

Infatti nel capitolo sedicesimo egli narra di quando una delle protagoniste del romanzo, Sophie Noveau, aveva sorpreso il curatore del Louvre Jaques Saunière, impegnato in un cerimoniale proibito e segreto:

“Sophie era tornata a casa con qualche giorno d’anticipo, alla fine dei corsi della sua università inglese, e per errore aveva trovato il nonno (Jaques Saunière) impegnato in un’attività a cui ovviamente, Sophie non avrebbe dovuto assistere. Ancora oggi stentava a credere che fosse vero.”  

Nell’immagine l’opera “Concetto spaziale – Attesa” realizzata da Lucio Fontana nel 1965.