Dalla Contemplazione alla Relazione

Nel suo famoso saggio sulla “Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling”, pubblicato per la prima volta a Jena nel 1801, G.W.F. Hegel (1770-1831) si è schierato dalla parte dell’allora amico F.W.J. Schelling (1775-1854) nella difesa di un “idealismo oggettivo”, interpretato come una sorta di sintesi tra l’idealismo soggettivo tedesco e il materialismo settecentesco di stampo francese.

Questa presa di posizione ha sviato prima i commentatori, poi gli studiosi e infine gli studenti dal tentativo di cogliere i numerosi collegamenti tra la filosofia del massimo esponente dell’Idealismo tedesco e quella del suo fondatore Johann Gottlieb Fichte (1762-1814).

Per una revisione implicita, o quantomeno parziale di questa prematura scelta si sarebbe dovuto aspettare l’ultimo momento della vita di G.W.F. Hegel in cui egli avrebbe scelto di essere sepolto accanto al Filosofo di Rammenau nel Cimitero di Dorotheenstadt a Berlino.  

Il Filosofo di Stoccarda ha infatti scelto di giacere per sempre accanto a Fichte rivedendo nell’ultima occasione possibile quella posizione espressa nella sua prima opera a stampa che tanto avrebbe depistato le successive interpretazioni.

Più in particolare Hegel ha derivato la sua “articolazione triadica”, non casualmente criticata dall’idealista italiano Benedetto Croce (1866-1952) dal medesimo Fichte

Infatti l’articolazione fichtiana in IO, NON-IO e IO ASSOLUTO è diventata (e/o divenuta) in Hegel quella assai più famosa tra TESI, ANTI-TESI e SINTESI.

La Filosofia classica tedesca ha dunque idealmente percorso lo spazio-tempo teorico teso tra la contemplazione epistemologica del Criticismo kantiano e la relazione sociologica dell’Idealismo hegeliano, passando ovviamente attraverso l’azione morale dell’Idealismo fichtiano.  

Del resto anche Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) codificò nell’incipit del suo Faust (1808), “In principio era l’azione”, un principio già espresso qualche anno prima dal medesimo Fichte nei suoi “Fondamenti dell’intera dottrina della scienza”, usciti a stampa per la prima volta nel 1794.

Dopo il Criticismo di Immanuel Kant (1724-1804), che aveva ammonito i filosofi successivi sui rischi di abbandonare l’isola della soggettività umana, le tre Caravelle dell’Idealismo tedesco hanno comunque preso il largo verso l’Infinito oceano del Pensiero speculativo occidentale

Nell’immagine il quadro “Linee forza di mare”, realizzato dal pittore futurista Giacomo Balla (1871-1958) nel 1919.