Dalla Preistoria alla Storia

Alle pagine 234 e 235 della sua vasta Indagine intorno alle remote origini delle grandi Civiltà antiche intitolata significativamente “Impronte degli dei” (1996, Edizioni Corbaccio), l’esperto di Archeologia Misteriosa e Teorie esostoriche Graham Hancock ha proposto le sue idee sul rapporto tra Storia e Preistoria scrivendo:

“Che cos’è in fondo la preistoria se non un tempo dimenticato, un tempo sul quale non possediamo testimonianze dirette? Che cos’è la preistoria se non un’epoca di impenetrabile oscurità nella quale vissero i nostri antenati ma di cui non serbiamo alcun ricordo cosciente? Fu proprio quell’epoca di oscurità a tramandarci il sito archeologico di Teotihacán, con tutti i suoi enigmi, rappresentato secondo un cifrario matematico lungo linee astronomiche e geodetiche. 

“E fu quella stessa epoca a creare le grandiose sculture olmeche, il calendario incredibilmente esatto e accurato che i Maya ereditarono dai loro predecessori, gli imperscrutabili geroglifici di Nazca, la misteriosa città andina di Tiahuanaco… e infine altre meraviglie di cui non conosciamo la provenienza. È quasi come se ci fossimo destati alla luce della storia da un lungo e tormentato sonno, e tuttavia continuiamo a essere turbati dai fiochi ma ossessivi echi dei nostri sogni…” (corsivo mio).

Dunque secondo Hancock la Storia emerge dalla Preistoria in un modo simile a quello in cui, per gli antichi Maya, i cicli limitati delle differenti epoche successive emergevano dal “lungo computo” del tempo sconfinato e profondo.

Ne consegue del resto che così come i Sogni osano risalire alla coscienza dagli abissi del nostro inconscio, individuale e collettivo, così i miti amano emergere dalle vastità del tempo incosciente e preistorico nel quale noi tutti affondiamo le nostre radici.

Anche se nel gorgoglìo di queste molteplici emersioni in superficie, per usare un’espressione di Gilles Deleuze, solo l’Arte della scrittura può permetterci la sottrazione di “Atolli di certezza” al mare magnum del tempo sommerso.

E dunque, come ha voluto affermare in più occasioni il celebre filosofo francese post-strutturalista Jacques Derrida, solo i Segni e la Scrittura possono salvare i nostri Miti e i nostri Sogni dalla voragine del Tempo inconscio e profondo dal quale provengono ed entro cui, per loro stessa natura, sono destinati a fare ritorno.

Quindi fra le Figure e lo Spirito di G.W.F. Hegel, tra le Rappresentazioni e la Volontà di Arthur Schopenhauer, fra i Sogni e l’Inconscio individuale di Sigmund Freud, tra gli Archetipi e l’Inconscio collettivo di Carl Gustav Jung, fra i Miti e lo Spirito umano di Claude Lévi Strauss, tra i Discorsi e il Potere di Michel Foucault, fra le Scritture e il Tempo di Jacques Derrida corre un rapporto simile a quello tra la Storia e la Preistoria, fra l’Esistenza e il Tempo profondo, tra l’Immanenza e la Trascendenza.

Nell’immagine il Nuraghe Santu Antine chiamato Sa domo de su Re (“La casa del Re”) nella regione Meilogu nei pressi di Torralba, in provincia di Sassari