Dalla Struttura allo Strutturalismo

Nello scritto “Dall’Idealismo allo Strutturalismo”, apparso su questo blog Novo Stilos il 15 ottobre 2017, ho sostenuto l’esistenza di una sorta di isomorfismo tra l’Idealismo tedescoda Immanuel Kant (1724-1804) a G.W.F. Hegel (1770-1831) e lo Strutturalismo francese, da Claude Lévi Strauss (1908-2009) a Michel Foucault (1926-1984).  

Queste similitudini, come ho già indicato, sono state messe in rilievo anche da alcuni protagonisti del periodo post-strutturalista come lo sono stati indubbiamente Paul Ricoeur (1913-2005) e Jacques Derrida (1930-2004).

Inoltrandomi in queste ipotesi storiografiche mi sono poi chiesto da quale particolare ambito, o da quale particolare filosofia, la Temperie strutturalista avesse tratto il suo nome e quindi anche lo stesso concetto di “Struttura” che ne sta alla base.  

A questo proposito l’approfondimento delle teorie economico-sociali di Karl Heinrich Marx (1818-1883) mi ha fornito una possibile soluzione o comunque un’ulteriore chiave di lettura per risolvere questo piccolo “rompicapo storiografico”. 

Nella filosofia marxiana si trovano infatti i termini ormai famosissimi di “Struttura” (economica) e “Sovrastruttura” (sociale) da cui con buona probabilità hanno tratto ispirazione gli autori strutturalisti e poi alcuni critici del fenomeno per dare un nome a questa temperie culturale.  

E tale interpretazione sembra suffragata anche dai rapporti teorico-dialettici, per così dire privilegiati, che alcuni protagonisti dello Strutturalismo come Claude Lévi Strauss, Michel Foucault e Luis Althusser (1918-1990) hanno intrattenuto con gli scritti del famosissimo Filosofo di Treviri

Questo legame tra gli scritti marxiani e la temperie strutturalista va direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, anche a rafforzare le ipotesi che numerosi filosofi hegelo-marxisti hanno avanzato a proposito di un rapporto dialettico assai stretto tra la filosofia di Marx e quella di Hegel, ma anche tra il Filosofo di Treviri e tutto l’idealismo tedesco da Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) in poi. 

Com’è noto in Italia queste tesi sono state riportate alla ribalta proprio recentemente da autori come Costanzo Preve (1943-2013) e il suo allievo Diego Fusaro (classe 1983) anche se erano già state messe abbondantemente in luce dai filosofi marxisti del primo novecento tra cui György Lukács (1885-1971), Ernst Bloch (1885-1977) e Karl Korsch (1886-1961).  

Anche i più celebri protagonisti della filosofia italiana novecentesca quali sono stati Giovanni Gentile (1875-1944), Benedetto Croce (1866-1952) e Antonio Gramsci (1891-1937) si sono già espressi a tal proposito nella medesima direzione interpretativa. 

E a ciò si aggiunga che lo stesso Marx ha elaborato opere di tipo sistematico proponendo argomentazioni logico-deduttive e riaffermando che “il vero è l’intero” in continuità con la più ampia tradizione dell’idealismo tedesco.    

Nell’immagine una foto del famossisimo Museo Guggenheim di Bilbao in Spagna.