Dalla Vita alla Trama

Il film appena uscito “Genius” racconta la vera storia dell’amicizia tra lo scrittore e poeta statunitense Thomas Wolfe (1900-1938) e il curatore editoriale Maxwell Perkins (1884-1947), noto per aver scoperto i due mostri sacri Ernest Hemingway (1899-1961) e Scott Fitzgerald (1896-1940).

Wolfe avrebbe influenzato Jack Kerouac (1922-1969) e la successiva Beat generation in un modo simile a quello in cui, nella letteratura francese, l’opera di Marcel Proust (1871-1922) condizionò, almeno indirettamente, i romanzi di Louis Ferdinand Céline (1894-1961).

Nell’anno della crisi economica americana, ovvero il 2 gennaio 1929, Wolfe incontrò proprio Perkins a New York, nella sede della prestigiosa casa editrice “Scribner’s Sons” per discutere di una copiosa bozza di 330.000 parole circa, intitolata perentoriamente “O lost”.

L’editore, dopo una lunga ed attenta lettura, decise di pubblicare il libro invitando lo scrittore a cambiare profondamente la struttura originale accorciandola di molto e cambiandone il titolo originale nel più accattivante “Angelo guarda il passato”, tratto da un famoso poema del più celebre autore inglese John Milton (1608-1674).

Al centro del film c’è dunque il rapporto di amicizia tra lo scrittore libertino, innamorato della vita in ogni suo aspetto, e l’editore, padre di famiglia, occupato suo malgrado più a correggere, che a vivere, le esistenze alquanto dissennate dei suoi artisti.

Appare infatti chiaro dal film come la stessa opera di Wolfe abbia goduto in modo cospicuo degli interventi chirurgici di Perkins: lo scrittore e poeta, senza i tagli dell’editore, non avrebbe mai potuto presentare la sua opera al grande pubblico.

Si ha dunque, per dirla con Giorgio Vasari (1511-1574), un doppio effetto pittorico e scultoreo dell’aggiungere e del togliere dove da un lato lo scrittore mette, come si aggiunge colore in un quadro, e dall’altro l’editore toglie, come si potano i rami degli alberi in autunno.

Ma quando i due si allontanarono, per ragioni d’inevitabile incomprensione, lo scrittore rimase solo andando incontro al suo tragico destino che fu, come per un’ironia della sorte proprio un “eccesso di vita”, ovvero un tumore al cervello.

Il regista Michael Grandage (classe 1962) ha dunque colto il significato più profondo di questa coincidenza drammatica rendendola il più possibile significativa: la materia, senza i limiti della forma, come già in Aristotele (384/383 a.C.-322 a. C.) non può raggiungere la compiutezza della sostanza.

Nell’immagine un particolare del film “The Genius” con i due attori protagonisti, da sinistra Colin Firth e Jude Law.