Dalle Brevi alle Lunghe Narrazioni

Per mesi, se non per anni, mi sono occupato di mettere in evidenza quei tratti teorici essenziali che hanno Geograficamente e Storicamente determinato le peculiarità di ogni Indirizzo filosofico occidentale specifico rispetto a tutti gli altri. 

Nel far ciò sono emersi degli Insiemi dottrinali sufficientemente riconoscibili anche dal punto di vista di un osservatore esterno, come i molteplici linguaggi e le differenti culture delle popolazioni umane differenziatisi, almeno inizialmente, per Geografia e Storia.  

Tra le varie Scuole filosofiche, ideali sottoinsiemi di questa lunga trattazione, spicca senz’altro quella dell’Irrazionalismo che ha trovato alcune delle sue massime figure e delle sue più compiute espressioni nel filosofo greco-antico Epicuro da Samo (341/342 a.C.-270 a.C.), negli autori tedeschi Arthur Schopenhauer (1788-1860) e Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900), nella Letteratura di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) e nella Teoria generale della storia elaborata da Oswald Spengler (1880-1936).   

Quest’ultimo, in particolare, ha dato una versione storico-apocalittica della dottrina irrazionalista affiancandola a quelle teoretiche, fisico-naturali, etiche e letterarie ormai presenti al suo tempo nelle copiose opere dei già citati Schopenhauer, Nietzsche e Lovecraft di cui ho scritto anche nel breve articolo “L’Irrazionalismo di Lovecraft”, pubblicato su questo blog Novo Stilos il 9 dicembre 2015

All’interno della più ampia tradizione irrazionalistica possiamo anche individuare una dicotomia tra le dottrine filosofiche sistematiche, come quella di Schopenhauer, e trattazioni filosofiche più frammentarie, rappresentate per esempio dagli Aforismi di Nietzsche, raccolti solo successivamente in testi di più o meno ampio respiro.

A pagina 5 dell’opera più imponente del già citato Spengler intitolata significativamente “Il Tramonto dell’occidente” (1918-1923), qui citata nella Collana “Biblioteca della fenice” (Editore Guanda, quarta ristampa, ottobre 2015), nella Prefazione all’edizione definitiva del dicembre 1922, è possibile leggere: 

“Nel concludere, sento di nuovo il bisogno di nominare coloro ai quali io debbo quasi tutto: Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) e Nietzsche. A Goethe devo il metodo, a Nietzsche il modo di impostare i problemi e se dovessi condensare in una formula il mio rapporto col secondo direi che dai suoi sprazzi di luce ho tratto una visione d’insieme”. 

Da questo passo emerge un collegamento diretto tra i Brevi aforismi di Nietzsche e la Lunga trattazione storica di Spengler che sembra rimandare ad un altra relazione, direi altrettanto ricorsiva, tra le Piccole e le Grandi narrazioni, soprattutto di Matrice irrazionalistica.   

Le Brevi narrazioni sembrano infatti rinviare in ogni caso ad una più Ampia narrazione in alcuni casi esistente e in alcuni casi solo immaginata, come nell’ormai famosissimo caso del pseudobiblium “Necronomicon”, pensato da Lovecraft come testo di riferimento per le sue numerose citazioni sparse qua e la nei suoi Mitici e arcani racconti orrorifici.  

Nell’immagine una riproduzione del pseudobiblium “Necronomicon”, come immaginato e realizzato da un fan di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937).