Dalle Eggregore agli Inconsci collettivi

Com’è noto il più celebre figlio della psicoanalisi Carl Gustav Jung (vedi Novo Stilos del 2 giugno 2015) ha coniato la sua particolare nozione di “inconscio collettivo” a partire dall’originaria versione individuale, già elaborata dall’immancabile Sigmund Freud.

A questa importante scoperta aggiungerei che gli inconsci collettivi in realtà non costituiscono un’entità monolitica essendo invece molteplici e corrispondendo così uno per uno ad ogni qualsivoglia recinto mentale, di volta in volta artificialmente creato.

D’altra parte dar luogo a numerosi e differenti stati mentali di massa è stato il passatempo privilegiato delle lobby di potere, avvenendo in molti modi (e mondi) possibili lungo tutto il corso della Storia universale umana.

Queste operazioni sono avvenute per esempio creando delle sette misteriche, delle credenze religiose, dei partiti politici, delle associazioni esoteriche eccetera eccetera.

Alcuni autori, come ad esempio Leo Lyon Zagami, già Gran maestro dell’Ordo illuminatorum universalis, hanno preferito chiamare questo stato mentale collettivo con il suo originario appellativo di “Eggregora”.

A pagina 47 del primo volume nuovamente ampliato della sua trilogia, poi divenuta quadrilogia, “Le confessioni di un illuminato remix” (Harmakis edizioni, dicembre 2015) egli ha infatti scritto:

“Sotto questo vocabolo singolare (eggregora) – che i differenti occultisti, anche i più famosi, non hanno definito con la medesima precisione che avrebbero conferito invece all’idea, attraverso i suoi molteplici aspetti – si rivela una forza incontestata e si deduce un dato primario, che è la persistenza delle idee archetipiche, redentrici e distruttrici, le cui manifestazioni dette EPI-FANI variano da un luogo e da un tempo all’altro, ma che sono tutte gli strumenti disponibili di una realtà omogenea.

“I raggruppamenti umani che le servono cambiano, evolvono, a volte spariscono, ma la loro causa rimane, ed è spesso ripresa più tardi da altre persone, da altre società segrete. L’eggregora, in questo senso, non ha un’esistenza organica, sul piano materiale o astrale, poiché esso non si concretizza che attraverso l’adesione di esseri a delle opzioni forti già scelte.”

Altri studiosi del fenomeno, come ad esempio Riccardo Tristano Tuis, anche autore di un primo volume su “L’Aristocrazia nera. La storia occulta dell’élite che da secoli controlla la guerra, il culto, la cultura e l’economia (Uno editori, febbraio 2016), si sono addirittura spinti ad affermare come l’eggregora possa essere chiamato “campo”, in un senso più fisico, (a cui aggiungerei com’è ovvio “energetico”).

Esisterebbero dunque molteplici e differenti campi energetici, positivi e/o negativi, tanti quanti sono le sette, le religioni, i partiti politici, le associazioni eccetera eccetera.

Sta a noi la scelta di non finirvi dentro inconsapevolmente come il protagonista di un famoso racconto scritto dal maestro del genere horror Edgar Allan Poe nel lontano 1833.

“Una discesa nel Maelström”, pubblicato solo nel 1841, potrebbe infatti anche simboleggiare la metafora di una caduta in un gigantesco buco nero della disinformazione, senza però, dall’altra parte, ulteriori dimensioni da poter raggiungere.

Nell’immagine la foto di un impressionante Maelström. 
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