Dalle Idee alle Strutture

A pagina 363 della monumentale “Storia della filosofia moderna” del filosofo neokantiano Ernst Cassirer (1874-1945), pubblicata in quattro volumi tra il 1906 e il 1950 e qui citata nella traduzione delle Edizioni Einaudi Reprints (Torino 1978), è possibile leggere: “E i grandi sistemi speculativi  postkantiani si distinguono d’ora innanzi a seconda dei presupposti e del punto di partenza in base ai quali cercano di determinare tale organizzazione

mentre Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) ha rinviato per questo al problema fondamentale dell’etica e al concetto centrale di libertà; mentre F.W.J. Schelling (1775-1854) nella sua complessiva concezione, ha voluto dare una sintesi della sua intuizione del processo vitale e del significato profondo dell’opera d’arte, per G.W.F. Hegel (1770-1831) sin dall’inizio, hanno occupato un posto centrale le questioni fondamentali della religione e della teologia

La stessa importanza decisiva che per Fichte ha assunto la Critica della ragion pratica” (1788) e per Schelling ha ricoperto la Critica della facoltà di Giudizio” (1790) così per il giovane Hegel ha avuto un’importanza decisiva la lettura della kantiana Religione entro i limiti della sola ragione(1793).

Ora, seguendo parzialmente quest’impostazione di Cassirer e mettendo almeno per un attimo da parte il termine stra-abusato di “Criticismo”, potremmo parlare di “Idealismo teoretico”, per identificare l’opera di Kant, di “Idealismo etico” per connotare gli scritti composti da Fichte, di “Idealismo estetico”, per individuare l’opera di Schelling, e di “Idealismo teo-logico” per dare un comune orizzonte agli scritti redatti dall’immancabile Hegel

Questo nuovo tipo di nomenclatura potrebbe così attribuire più valore al concetto filosofico di “Idea”, soprattutto all’interno delle opere kantiane, in cui di solito, per volontà dello stesso autore, il termine ha amato nascondersi sotto la patina del concetto di “giudizio sintetico a priori”

Com’è altrettanto noto, le celeberrime “Idee soggettive” dell’Idealismo filosofico tedesco sarebbero poi state sostituite, almeno un secolo e mezzo più tardi, dalle “Strutture sociali” dello Strutturalismo francese.

Non deve dunque stupire più di tanto se alcuni filosofi francesi post-strutturalisti del tardo novecento hanno tentato di collegare almeno idealmente i protagonisti dell’Idealismo tedesco a quelli dello Strutturalismo francese.

È così avvenuto che Paul Ricoeur (1913-2005) a proposito dell’opera di Claude Levi-Strauss (1908-2009) abbia parlato di un “Kantismo senza soggetto” mentre Jaques Derrida (1930-2004) ha accostato in più occasioni l’opera del suo maestro Michel Foucault (1926-1984) a quella del filosofo di Stoccarda G.W.F. Hegel.

Nell’immagine una riproduzione del dipinto “La fenêtre ouverte” realizzato dal pittore cubista spagnolo Juan Gris (1887-1927) nel 1921.