Dialettica della Rappresentazione

Come riconosciuto dallo stesso filosofo strutturalista Michel Foucault (1926-1984) nel passaggio dall’Idealismo tedesco ottocentesco allo Strutturalismo francese novecentesco, la Scuola di Francoforte (o “Istituto per la Ricerca Sociale”), fondata nel 1923, ha avuto un ruolo decisivo  

Del resto come ho già scritto nell’articolo “Dalla Struttura allo Strutturalismo”, apparso su questo blog Novo Stilos il 12 novembre 2017, la stessa nozione di Struttura è giunta al Movimento strutturalista attraverso la Filosofia/Sociologia Marxiana, ancor prima che Marxista.

La lunga transizione dalle Idee alle Strutture ha provocato naturalmente anche il passaggio da una Ragione emancipativa, tipica dell’Idealismo tedesco, a una Ragione coercitiva, analizzata in molte sue sfaccettature anche dallo Strutturalismo francese.

Il Testo che forse più di ogni altro ha segnato una tappa teorica fondamentale in questo ideale tragitto è stato forse proprio il saggio intitolato “Dialettica dell’illuminismo”, pubblicato da Max Horkherimer (1895-1973) e Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno (1903-1969) nel 1947.

In questo importante lavoro a quattro mani gli autori della Scuola di Francoforte hanno messo in luce proprio la transizione da una Ragione emancipativa e dunque al servizio dell’uomo, a una Ragione maggiormente coercitiva, in grado di permettere lo sfruttamento dell’uomo (pastore e/o super-uomo di turno) ai danni di altri uomini (considerati di volta in volta gregge e/o sfruttati).

Ed è proprio in questo senso che i due capiscuola francofortesi hanno potuto richiamarsi alla filosofia di Arthur Schopenhauer (1788-1860) nel segno di una Ragione intesa come Rappresentazione, frutto di una volontà non più conscia, come nell’Idealismo tedesco, ma bensì destinale e inconscia, come nei successivi Irrazionalismo ed Esistenzialismo sempre tedeschi.

Contro questo tipo di impostazione ha tuonato anche il filosofo hegelo-marxista ungherese György Lukács nel suo scritto “La distruzione della ragione” (1959) volto a mettere in evidenza la rassegnazione ormai imperante di certi intellettuali, da lui denominati “ospiti dell’hotel abisso”, di fronte a una Ragione, considerata ormai come un muto organo della coercizione.  

Si tratta in effetti di quella stessa Ragione calcolante e/o apparato tecnico-scientifico su cui hanno soffermato a lungo la loro attenzione anche molti autori, protagonisti indiscussi della filosofia novecentesca, dall’esistenzialista Martin Heidegger (1889-1976) al fondatore del Neo-parmenidismo, Emanuele Severino (Classe 1929).

Nell’immagine il dipinto a olio su tela “Tornio e telaio”, realizzato dal pittore, scultore e designer italiano Fortunato Depero (1892-1960) nel 1949.