Filosofi e Scienziati

Charles Robert Darwin (1809-1882) e Karl Heinrich Marx (1818-1883) sono stati, loro malgrado, degli importanti filosofi in una misura assai maggiore di quanto abbiano contribuito al progresso della Scienza positiva, nel senso in cui comunemente s’intende questo termine. 

E ciò per diverse ragioni ma in particolare perché hanno unificato per molto tempo i due rispettivi macro-ambiti dei Saperi della Natura e della Società più che compiere passi da gigante in un settore particolare-astratto delle scienze “dure” cosiddette “esatte”, come ad esempio la Matematica, la Fisica e la Chimica.

Non si parla infatti in genere di Galileismo per designare la Fondazione del metodo scientifico moderno né di Newtonismo, in riferimento alla Fisica classica, né addirittura di Einsteinismo in riferimento alle due Teorie della relatività (ristretta, generale) mentre si parla comunemente di Darwinismo e Marxismo per indicare in genere i due paradigmi dell’Evoluzionismo biologico e del Comunismo scientifico

Il Naturalista di Shrewsbury ha così edificato una costruzione teorica (o paradigmatica) abbastanza ampia da accogliere nel suo grembo, almeno fino ad oggi, tanto la Matematica quanto la Fisica, tanto la Chimica quanto soprattutto la Biologia.

Il Filosofo di Treviri ha invece eretto un edificio teorico (di nuovo un paradigma) in grado di ospitare addirittura per un paio di secoli tanto il Diritto quanto l’Economia, tanto la Sociologia quanto la Storia universale

Com’è noto la nozione di Paradigma è stata introdotta dallo storico della scienza ed epistemologo Thomas Samuel Kuhn (1922-1996) nel suo libro ormai classico intitolato significativamente “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” (1962).

In quest’opera egli ha pensato alla necessità di Paradigmi filosofico-scientifici abbastanza vasti da poter contenere e/o orientare, come imponenti piani regolatori di vaste metropoli, lo sviluppo incontrollato dei singoli quartieri scientifici.

D’altra parte i Paradigmi scientifico-filosofici un po’ come ideali città-stato, non hanno mai cessato di costituire, sin dalla nascita della civiltà greca, il luogo privilegiato di innumerevoli utopie teoriche ed etiche.  

E questo è avvenuto dalla “Repubblica” di Platone (428/427 a.C.-348/347 a.C.) alla “Città di Dio” di Sant’Agostino (354 d.C.-430 d.C.), dalla “Città del Sole” di Tommaso Campanella (1568-1639) alla “Nuova Atlantide” immaginata, con tanta dovizia di particolari, dal filosofo inglese Francis Bacon (1561-1626). 

Nell’immagine il dipinto “Composizione VIII” realizzato dal pittore russo Vasilij Vasil’evic Kandinskij nel 1923.