Fra Teologia e Sociologia

Il pensiero di Platone a proposito della politica e la riflessione di Aristotele sul medesimo argomento hanno affrontato la materia trattata in un modo che oggi ci apparirebbe come sghembo, laterale e forse addirittura sviante.

Infatti mentre la speculazione del primo sembra sfociare artificialmente negli ambiti etico e teologico quella del secondo appare organizzata naturalmente secondo criteri principalmente sociologici.

A riprova di ciò si può notare come il filosofo di Atene abbia rintracciato i Principi guida della sua “Repubblica” ideale più sul Terreno etico che nel Campo politico.

Gli argomenti della Repubblica invero sono stati utilizzati dai suoi successori quali Seneca, Plotino, Dante Alighieri (solo per citarne alcuni tra i maggiori), allo scopo di giustificare Regimi e Poteri fra i più svariati ma tutti di stampo Etico e Religioso.

I fautori di tali “Potenze” quali Imperatori (romani e non), Sacerdoti e Papi, per metterle in atto, hanno pescato a piene mani nei grandi laghi della filosofia platonica per rimontarne e organizzarne a piacimento il contenuto secondo le reti della più sistematica e conciliante Metafisica aristotelica.

Ciò è avvenuto da Seneca all’attuale Socialdemocrazia, mitigando le spinte sovversive di Platone, secondo il consiglio dato da Aristotele e ben rappresentato da Raffaello Sanzio nel suo affresco “La scuola di Atene”, di Rimanere, o ritornare a terra non cercando a tutti i costi il Cielo della perfezione.

Inutile dire che tale tentativo di conciliazione fra le due dottrine reimpostato in chiave medioevale nello Spazio semantico tra Sant’Agostino e San Tommaso, tra francescani e domenicani, non ha trovato nel Marxismo prima e nel Comunismo reale dopo i risultati sperati.

Il filosofo di Stagira invece, con la Registrazione, l’Elenco e la Descrizione delle Forme istituzionali, tratte empiricamente dall’osservazione dei casi esistiti o esistenti al suo tempo, ha offerto in maggior misura un Quadro sociologico che una nuova Proposta politica.

Qui si è trattato di rintracciare nella realtà storica dei fatti più vicini e presenti le Forme sociali già attive e operanti nella Società, pardon nella Comunità, greca anticipando quel tipo di approccio che avrebbe fatto la fortuna del Barone di Montesquieu nella sua opera più importante ovvero “Lo spirito delle leggi”.

Siamo in ogni caso ben lontani da quella Riflessione specificamente politica realizzata da Thomas Hobbes, l’ideale successore della dottrina del filosofo greco antico Democrito, a noi purtroppo pervenuta in modo largamente incompleto, e cioè di quell’Atomismo sociale (ed empirico) fatto di Individui che Platone a suo tempo, anticipando gli Anticapitalisti, gli Antiliberali e gli Idealisti, tutti Moderni, aveva già ampiamente e ferocemente condannato.

Con tale Speculazione, e cioè quella “squisitamente politica“, lo Spirito occidentale ha abbandonato forse per sempre la concezione di una politica incentrata sulla Sfera chiusa della comunità e della città per concentrarsi su Estensioni di universo più ampie quali le Entità nazionali, rette anch’esse dalle loro Stelle fisse e dai loro Pianeti.