Gli Atlantidei delle Canarie

Nello scritto “Atlantide nelle Azzorre”, apparso su questo blog Novo Stilos il 25 Luglio 2016, mi sono occupato di una fra le tante ipotesi proposte per dare una spiegazione logica e razionale della breve narrazione platonica circa una misteriosa isola-continente scomparsa in una notte sotto i mari dell’oceano Atlantico.

A pagina 44 dell’interessante saggio “I segreti di Atlantide” (Edizione Euroclub Italia, Gennaio 1987) scritto dall’ingegnere e scienziato austriaco Otto Heinrich Muck (1892-1956) è possibile leggere:

“Il libro Mundus subterraneus del frate gesuita Athanasius Kircher (1602-1680), pubblicato nel 1665, è degno di particolare interesse. Kircher riconobbe nelle isole Azzorre le cime di montagne sprofondate e disegnò una carta topografica di Atlantide con sorprendente precisione – simile ad una pera il cui gambo è rivolto verso sud-ovest.

Rimarrà un mistero come Kircher sia arrivato a questo risultato, senza aver avuto a sua disposizione i nostri mezzi moderni, per misurare il profilo del pavimento oceanico; dobbiamo riconoscere la sua capacità di immedesimazione istintiva con i passi del filosofo greco antico Platone (428/427 a.C.-348/347 a.C.) sull’argomento nei dialoghi Timeo (17-27) e Crizia, l’unico suo criterio oltre la propria fantasia.”

Come a riprova dell’esistenza di un’ampia isola-continente tra l’Europa e l’Africa da un lato e le Americhe dall’altro l’esperto di Archeologia misteriosa Peter Kolosimo nel suo famosissimo testo “Terra senza tempo” (Sugarco edizioni, 1972) alle pagine 284 e 285 ha scritto:

“In alcuni reperti delle stesse Azzorre e delle Canarie (che avrebbero fatto parte di due sistemi montuosi di Atlantide) molti credono del resto, di vedere chiari riferimenti all’America centrale e meridionale. È interessante ricordare che lo storico greco antico Plutarco (46/48 d.C.-125/127 d.C.) chiama Atlantidei, né più né meno che gli antichi e originari abitanti delle Canarie.

Ed il fatto che forse il poeta greco antico Omero abbia visto nell’arcipelago i Campi Elisi e che altri scrittori lo abbiano indicato decisamente come il luogo di soggiorno dei trapassati, può non essere dovuto soltanto alla sua posizione geografica, per cui veniva a trovarsi al di là delle Colonne d’Ercole.

Può essere che gli antichi navigatori mediterranei avessero già saputo qualcosa del culto dei morti e della fede nell’immortalità propria alle genti delle Canarie. Anch’essi imbalsamavano le salme (che, inspiegabilmente, venivano a pesare, dopo l’operazione, non più di 3-3,5 chilogrammi) ed avevano in comune con molti popoli dell’America meridionale la credenza che i trapassati consigliassero i loro discendenti.

In Perù gli Indios comparivano in tribunale portando con sé tutta la parentela ed anche le mummie dei congiunti defunti, per essere da loro assistiti; e presso i Guanci un sovrano veniva inumato solo dopo il decesso del suo successore, tanto che c’era sempre un re morto accanto a un re vivo.

Qualche studioso afferma che i Guanci appresero dagli Egizi la tecnica della mummificazione, ma l’ipotesi non regge, poiché i metodi seguiti dai due popoli sono completamente diversi. Forse gli antichi abitanti delle Canarie presero dai Figli del Nilo un sistema di scrittura e l’usanza del matrimonio tra fratelli e consanguinei.

Ma per molti versi la loro civiltà resta sibillina, suggellata dalle rovine che ricordano tanto la Sardegna quanto Gerico e Simbabwe, dalle imponenti opere sotterranee dell’isola Gran Canaria, che hanno molti tratti in comune con quelle delle antiche culture mediterranee.”

Nell’immagine una foto delle piramidi a Guimar sull’isola di Tenerife nell’arcipelago delle Canarie (Regno di Spagna).