Gruppi etnici e Attriti Geopolitici

A pagina 50 del libro “Samurai, Shōgun e Kamikaze”, titolo originale A Brief History of Japan (Giunti Editore, Firenze, gennaio 2020), del saggista e sceneggiatore britannico Jonathan Michael Clements (classe 1971) è possibile leggere: 

“L’arco temporale che va grosso modo dal 300 a.C. al 250 d.C. – la cosiddetta “età del ferro” del Giappone – è conosciuto dagli archeologi moderni come il periodo Yayoi, dal nome del distretto di kyō dove furono scoperti i suoi resti più importanti, venuti alla luce nel 1884. Le origini di questo periodo, tuttavia, affondano in Corea.  

Fu da quel paese che centinaia di migliaia di nuovi migranti attraversarono lo Stretto di Tsushima in cerca di una terra sicura. Secondo alcune note a margine che commentano le prime cronache del Giappone, questi viaggiatori si insediarono dapprima sull’isola di Kyūshū, per poi peregrinare, generazione dopo generazione, lungo il mare interno, finché non trovarono il migliore dei luoghi possibili a Yamato (la “Porta delle Montagne”), nei pressi dell’odierna Nara.”

Nonostante le enormi resistenze del popolo giapponese a confermare questa realtà storica, adombrata anche dal suo Credo Shintoista, l’Archeologia sembra affermare con forza che le attuali popolazioni coreane e giapponesi derivano da un medesimo gruppo etnico

Un rapporto simile, sia per la conflittualità geopolitica che per le comuni origini etniche, sembra vigere anche tra il popolo polacco e quello russo. A tal proposito scrive infatti lo storico inglese Roger P. Bartlett (classe 1939) nella sua “Storia della Russia”, qui citata nell’edizione Arnoldo Mondadori editore (Milano, ottobre 2007) a pagina 9:  

“Le prime testimonianze scritte sugli Slavi li descrivono come guerrieri che nel VI secolo d.C. oltrepassarono i Carpazi e si spinsero fino in Grecia e all’Asia minore. Nel 626 a.C. un loro esercito, alleato con gli Avari dell’Asia centrale, assediò Costantinopoli. Nell’VIII secolo, nell’odierna Europa centrale, trovarono un equilibrio con le vicine tribù germaniche a ovest, formando una solida frontiera slavo-germanica lungo l’Elba, il Saale e in Boemia.

Gli Slavi del sud, invece, si insediarono nella regione dei Balcani assorbendo i Bulgari Turchi, mentre il ramo occidentale dello stanziamento si cristallizzò nella Polonia slava e nel Regno ceco. La Rus’, il primo stato organizzato degli Slavi orientali, sorse alla periferia nordorientale della futura terra del Cristianesimo, in seguito Europa, e fu una delle formazioni territoriali che tra il IX e il X secolo entrarono a far parte della comunità cristiana.”

Anche in questo caso la distinzione tra Slavi occidentali, principalmente Polacchi, Cechi e Slovacchi, oggi aderenti al Gruppo di Visegrád (1991), e Slavi orientali, prevalentemente Russi, non può certo ingannare sulla comune appartenenza di questi popoli al medesimo ramo etnico-linguistico slavo, nonostante gli attuali e numerosi attriti geopolitici.

L’esempio più singolare di una comune origine etnica, accompagnata da un’altrettanto profonda concorrenza geopolitica, che ha raggiunto il suo apice durante la seconda guerra mondiale (1939-1945), sembra però essere quello tra la Germania e gli Stati Uniti d’America

Sul sito enciclopedico multimediale Wikipedia alla voce “Tedeschi americani”, a proposito dell’emigrazione tedesca negli Stati Uniti, è infatti possibile leggere: “Tedeschi americani è il termine usato per indicare gli americani di ascendenza tedesca. Con una popolazione di circa cinquanta milioni, essi rappresentano il più grande gruppo etnico degli Stati Uniti, pari a circa un terzo della diaspora tedesca nel mondo.

Negli anni Settanta del XVII secolo, flussi sempre più significativi di immigrati tedeschi raggiunsero le colonie britanniche, stabilendosi prevalentemente a New York e in Pennsylvania. L’immigrazione continuò in modo sostenuto durante i secoli successivi, tanto che nel XIX secolo si stima siano arrivate circa otto milioni di persone dalla Germania, attratte soprattutto dalla disponibilità di terra e dalla libertà politico/religiosa

Il contributo di questa comunità alla formazione della cultura statunitense è stato notevole: i tedeschi americani fondarono i primi kindergarten, introdussero la tradizione dell’albero di Natale e alcuni tra i più popolari cibi americani, come ad esempio gli hamburger e gli hot dog.”

E a ciò si può aggiungere che la capitale del North Dakota, un altro stato che ha registrato una massiccia immigrazione tedesca, si chiama “Bismarck”, dal nome del Cancelliere Otto Von Bismark (1815-1898), primo ministro del Regno prussiano dal 1862 al 1890, mentre molti cognomi statunitensi, come quello del presidente Donald Trump (classe 1946), mostrano una chiara origine tedesca

Nell’immagine una foto del Campidoglio “State Capitol” di Bismarck situato nel North Dakota, il 39° membro degli Stati Uniti.