I Filosofi e le Ideologie

Su un utilizzo strumentale e altrettanto ideologico che i Regimi comunisti, socialisti e nazionalsocialisti avrebbero svolto delle opere dei filosofi tedeschi Karl Heinrich Marx (1818-1883) e Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) si è discusso veramente a lungo

A proposito delle imbarazzanti parentele del primo autore con certa Nobiltà inglese mi sono già soffermato nel breve articolo intitolato “Dall’agenda illuminata al manifesto comunista”, che è apparso su questo blog Novo Stilos il 1° novembre 2016.

In effetti è difficile ipotizzare che i due filosofi avrebbero riscosso un successo di così vaste proporzioni senza il massiccio utilizzo delle loro idee e teorie perpetrato dai più imponenti regimi totalitari come ad esempio l’U.R.S.S., il Terzo Reich tedesco e la Repubblica popolare cinese

Solo per inciso va qui infatti rilevato che gli estremismi rappresentano anch’essi una variante della moderna dicotomia destra/sinistra sorta durante la Rivoluzione francese (1789) con lo scopo di dirigere la Volontà generale dell’Opinione pubblica.  

Dunque all’interno del lungo dibattito sul presunto impiego ideologico delle dottrine dei due autori credo si possano individuare due episodi chiave quali furono la preparazione del “Manifesto del partito comunista” (1848), scritto dal Filosofo di Treviri insieme al sodale amico Friedrich Engels (1820-1895), e la redazione (solo parzialmente postuma) di una delle edizioni della “Volontà di potenza” (1906), effettuata dalla sorella del Filosofo di Röcken Elisabeth Förster Nietzsche (1846-1935) in collaborazione col compositore Peter Gast (1854-1918).  

Per quanto riguarda Marx a pagina 85 del monumentale best seller “…E la verità vi renderà liberi” (Prima pubblicazione 1995, qui citato nell’Edizione Macro Edizioni del Maggio 2001), scritto dall’ex giornalista inglese della B.B.C., esperto di controinformazione, David Vaughan Icke (classe 1952), è possibile leggere:

“Il manifesto del partito comunista non fu niente di nuovo, e certamente non fu frutto dell’ispirazione di Karl Heinrich Marx. Egli prese spunto da altre opere che aveva letto durante le moltissime ore trascorse nella vasta Biblioteca del British Museum. La sua convinzione della necessità di una guerra di classe derivava da Adam Weishaupt e dagli Illuminati bavaresi”. 

E allo stesso proposito il giornalista statunitense Gary Allen (1936-1986) nel suo saggio del 1971 intitolato “None dare call it conspiracy” (“Nessuno osi chiamarla cospirazione”) ha scritto: 

“In realtà il Manifesto Comunista circolava già molti anni prima che il suo nome fosse abbastanza noto da consentire a Marx di rivendicare la paternità di questa rivoluzionaria opera. Tutto ciò che il Filosofo di Treviri fece fu aggiornare e codificare quegli stessi piani e principi stabiliti settanta anni prima da Adam Weishaupt, il fondatore dell’Ordine bavarese degli Illuminati”.

Per quanto concerne invece Nietzsche è noto che la sorella Elisabeth Förster-Nietzsche, fondò nel 1893 a Naumburg la casa-museo “Nietzsche-Archiv” (attualmente a Weimar) adoperandosi energicamente per riorganizzarepromuovere le dottrine del fratello

Nel far ciò però, distorse parte del suo pensiero, soprattutto con la pubblicazione postuma degli aforismi che vennero poi raccolti sotto l’ormai famosissimo titolo di Volontà di potenza

Nel 1930 Elisabeth, più o meno da sempre simpatizzante delle idee nazionalsocialiste e antisemite, iniziò a sostenere anche pubblicamente l’allora emergente Partito nazionalsocialista tedesco del lavoro che sarebbe poi diventato semplicemente il Partito nazionalsocialista tedesco

Quando nel 1933 Adolf Hitler (1889-1945) andò al potere, il “Nietzsche-Archiv” cominciò a beneficiare del sostegno economico e politico del governo tedesco, che Elisabeth contraccambiò attribuendo impropriamente al regime il notevole prestigio dell’eredità morale del Filosofo di Röcken.    

Nell’immagine un particolare del “Polittico della rivoluzione fascista” realizzato dal pittore futurista Gerardo Dottori (1884-1977) nel 1934.