I Luoghi della Letteratura italiana e mondiale

I “Protagonisti” della grande Letteratura italiana del ‘300, vale a dire Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca, hanno influito con le loro numerose e monumentali opere sull’intero Destino della Letteratura Mondiale.

Infatti se la Divina Commedia ha trovato il suo seguito nei grandi Poemi italiani del ‘500 come “L’Orlando furioso” di Ludovico Ariosto e “La Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso, per non parlare del “Paradiso perduto” dell’inglese John Milton, anche il Decamerone di Boccaccio e il Canzoniere di Petrarca hanno fatto la loro parte nel determinare l’esito della successiva Letteratura italiana e non.

D’altronde se il Decamerone ha anticipato le opere del marchese De Sade e di Pier Paolo Pasolini, il Canzoniere ha costituito il modello di riferimento per quasi tutta la Poesia italiana da Giacomo Leopardi a Eugenio Montale.

In questo Giro d’influenze ogni “Tentativo” ha trovato e soprattutto determinato il suo Spazio letterario, narrativo e/o poetico, distinguendolo nettamente da quello degli altri due.

È così avvenuto che l’opera di Dante Alighieri si è situata sin da subito in un contesto “politico” e perciò cittadino ma anche “nazionale” e in ogni caso urbano.

Ciò è emerso dall’impegno attivo e pratico di Dante a Firenze non meno che dal richiamo teorico alla “Città di Dio” di Sant’Agostino, ma soprattutto dalla codificazione del Volgare, lingua poetica con cui ha cominciato a formarsi il Sentimento d’unità nazionale italiana che sarebbe poi ricomparso cinque secoli dopo nel Romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Qui di passaggio devo notare che a mio avviso a un certo punto Dante stesso si è accorto di come gli Interessi e la Volontà della Chiesa cattolica si siano opposti in più di un’occasione al suo “Sogno” di dar vita a un’Italia unita.

L’esperienza artistica del Boccaccio si è invece forgiata nei Luoghi dell’esilio e dell’internamento e quindi nati per Includere allo scopo di Escludere qualcuno o qualcosa dall’ambito più strettamente cittadino della Comunità sociale.

I protagonisti della sua opera principale si sono infatti rifugiati a Fiesole in fuga dalla peste Cittadina e tale Cornice reale ha anticipato, come ho affermato anche altrove, sia “Le 120 giornate di Sodoma” di De Sade che i film di Pasolini nonché il “Grande fratello” televisivo e non.

Ma credo che anche in Gabriel García Marquez quando parla dell'”Amore ai tempi del colera” si possa rintracciare ancora un’eco, se pur lontana, del grandissimo narratore di Certaldo.

E veniamo ora all’ultima delle tre “Scritture”, quella primariamente e prevalentemente poetica del Petrarca che ha fatto della Campagna il luogo delle ritrovate naturalezza, bellezza e intimità.

Questo Mito agreste, tratto in gran parte dagli scrittori latini come Virgilio, è stato ripreso dai successivi poeti che hanno proseguito il Sentiero inaugurato da Petrarca tra i quali sono spiccati principalmente Giacomo Leopardi ed Eugenio Montale.

In Regioni reali come la Provenza, le Marche e la Liguria i tre poeti italiani hanno infatti visto degradare, dalle “dolci colline” verso l'”infinito mare”, il costante incedere dei propri versi.

Quindi in sintesi credo di poter affermare che i Luoghi della Letteratura italiana del ‘300 siano stati essenzialmente tre e più precisamente la “Città” in Dante, i “Luoghi d’internamento/esilio” in Boccaccio e la “Campagna” in Petrarca.