Il Capitale, la Tecnica e l’Arte

Nella Speculazione del filosofo tedesco Karl Heinrich Marx l’entità “Capitale” si è sostituita all’Uomo come il Soggetto principale dell’Economia globale, ma soprattutto della Storia, in quanto il Divenire universale si è rivelato a sua volta come mosso e guidato dalla sua sottostante Struttura economica.

Alcuni filosofi italiani contemporanei, come ad esempio Emanuele Severino e Umberto Galimberti, hanno avanzato l’ipotesi che a partire dall’Evento della seconda Guerra mondiale il Soggetto della Storia non dovesse essere più considerato l’Economia ma bensì l’Apparato tecnico-scientifico.

Secondo questa prospettiva da un “Universo di merci”, atti a soddisfare quel “Mondo dei bisogni” già individuato dal filosofo idealista G.W.F. Hegel, si sarebbe così passati ad una sconfinata “Distesa di mezzi”.

E così come il Capitale, nelle parole di Marx stesso, si muoverebbe solo verso la sua produzione e riproduzione al modo dello Spirito hegeliano, così la Tecnica, secondo le opinioni dei filosofi italiani sopra citati, sarebbe diretta soltanto verso il suo Autopotenziamento.

Quest’ultimo costituirebbe del resto l’unico vero scopo dell’Apparato tecnico-scientifico, già individuato dal filosofo irrazionalista Friedrich Wilhelm Nietzsche ed ulteriormente analizzato dal filosofo esistenzialista Martin Heidegger ovvero sua maestà la “Volontà di Potenza”.

Nella modernità, da Arthur Schopenhauer in poi, e per Nietzsche, Heidegger, Severino, Galimberti eccetera, questo tipo di Volontà non costituirebbe però un Portato culturale della Storia umana, ma un elemento intrinseco nell’Essenza stessa del genere umano e quindi in qualche modo “naturale”.

Messa in questi termini la questione il Mondo della tecnica, secondo quanto già riscontrato dai filosofi hegelo-marxisti sempre italiani Costanzo Preve e Diego Fusaro, risulterebbe immodificabile per effetto di quella stessa ideologia che considera l’Apparato tecnico-scientifico come un Dato naturale e non culturale.

Nietzsche e Heidegger hanno dunque pensato questo nostro mondo come non suscettibile di una trasformazione, in opposizione a quella prassi tipicamente marxista che ne ha potuto teorizzare, e in qualche modo produrre, una qualsiasi modifica o addirittura il suo Rovesciamento.

Ci ha poi pensato il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer con l’introduzione della sua Ermeneutica a sviluppare le intuizioni di F.W.J. Schelling e dell’ultimo Heidegger a proposito di quei possibili Squarci di senso, aperti solo dall’Attività artistica, forse l’unica forma di Prassi ancora possibile.