Il Padre e il Figlio della Psicoanalisi

Utilizzando qui indebitamente la Struttura trinitaria tipica del Cristianesimo potremmo dire che in qualche modo Sigmund Freud e Carl Gustav Jung rappresentano l’uno il Padre e l’altro il Figlio del Metodo psicoanalitico. 

Mentre infatti il primo lo ha ideato, dirigendolo verso un ambito più Individuale e Personale, il secondo lo ha invece orientato verso i Panorami teorici più ampi della Storia universale, della Filosofia a tutto tondo e dell’Esoterismo.

E sempre a questo proposito devo ammettere che mi ritengo più che altro Allievo e Debitore del Figlio della Psicoanalisi, Jung sotto molti riguardi.

In primo luogo la sua nozione di “Inconscio collettivo” oltre a ricollegarsi a quella oggi molto in uso di Coscienza universale, ha ampliato il raggio della Realtà irrazionale, per dirla con il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, all’intero ambito della grande Narrazione occidentale.

La stessa Concezione di un ampio Insieme Inconscio e Collettivo al contempo ha consentito allo Psicologo del profondo di ospitarvi al suo interno diverse Forme di “Archetipo”.

E a quest’ultimo Concetto formale si è d’altra parte collegata la famosa Teoria dei Tipi psicologici, Ponte di collegamento tra le Credenze astrologiche legate ai Segni zodiacali da un lato e la mia personale Teoria degli Indirizzi filosofici dall’altro.

Un altro aspetto che accomuna il mio Pensiero alla Riflessione/Speculazione di Carl Gustav Jung è la sua concezione della Vita come Percorso esposta nella sua seminale opera del 1912 “La libido: simboli e trasformazioni”.

E sebbene io abbia accentuato l’aspetto euristico del Percorso come Viaggio di Conoscenza ho inteso spesso la Conoscenza stessa come un Portare a Coscienza al modo dello stesso Maestro di Kesswil in Svizzera.