Il Rapporto tra i Libri e le Persone

Questo 2 Aprile 2016, su invito del filosofo e amico Roberto Cecchetti, mi sono recato al Palazzo Banci Buonamici di Prato per assistere ad un incontro sulla “Creatività e la bellezza” ampliato al tema dei “Libri”, intesi come oggetti e soggetti d’arte.

Dopo aver ascoltato un curioso ed  interessante intervento circa la presenza di genealogie e parentele, tra i testi di autori diversi, ne ho tratto alcuni spunti, a mio avviso d’interesse, a proposito del rapporto tra i libri e le persone.

In effetti la domanda che mi sono posto per molti anni è stata ed è a tutt’ora questa: come può un libro, come ad esempio “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, raccontare in poche pagine ciò che una persona non riesce ad affermare in una vita intera?

Alcuni scrittori come ad esempio il francese Marcel Proust e l’austriaco Robert Musil hanno tentato l’impresa titanica di consegnare a un unico libro gran parte della loro esistenza.

Il caso dello scrittore di Illiers (oggi addirittura Illiers-Combray) è particolarmente emblematico tanto che il filosofo italiano Maurizio Ferraris, dovendo parlare in una conferenza dell’argomento Proust in genere, ha affermato: “oggi parliamo di un uomo o di un libro?”

Infatti pare proprio che non si possa trovare nulla di Proust fuori da quelle pagine tanto che anch’io l’ho potuto constatare di persona osservando la sua semplicissima tomba di colore nero al cimitero di Père-Lachaise.

Un altro caso celebre in tal senso è a tutt’oggi rappresentato dal famosissimo Diario che la giovane Anna Frank ha fissato su tre quaderni tra il 12 giugno 1942 e il 1 Agosto 1944.

Infatti se prendiamo per buono il perentorio aforisma di Thomas Mann di fronte ai roghi nazisti del 1933, “Laddove si bruciano i libri si bruceranno gli uomini”, la bambina di Amsterdam ha potuto sopravvivere ai Campi di sterminio solo grazie alle sue celebri memorie.

Un altro autore molto apprezzato dal già citato Ferraris, e che ha insistito molto sul rapporto tra esistenza e scrittura, è stato il filosofo ebreo sefardita Jaques Derrida.

Sappiamo infatti che egli si è occupato a lungo della relazione tra il sapere e il testo scritto paragonando i messaggi della filosofia a delle cartoline postali mai consegnate, perché in eterno viaggio verso sempre nuovi destinatari.

E in una direzione analoga il fatto che Marcel Proust, Anna Frank e Jacques Derrida fossero ebrei non costituisce una semplice casualità.

Il Popolo ebraico ha infatti affidato alla Bibbia, il libro più famoso nel mondo occidentale, il suo unico ed antico Testamento spirituale, la sua Genealogia e soprattutto la sua Storia.

Non a caso nella grande Summa biblica i testi e le persone si confondono dal momento che per citare un libro occorre spesso pronunciare il nome del profeta, o dei profeti, che lo hanno composto.

Nell’immagine la Casa-museo di Anna Frank ad Amsterdam.