Il Sang Réal

Nel controverso ed affascinante saggio dal titolo “The holy blood and the holy grail” (Jonathan Cape editore, gennaio 1982) gli autori Michael Baigent, Richard Leigh ed Henry Lincoln hanno esposto le loro ipotesi circa le reali origini della dinastia Merovingia.

Questa sarebbe derivata dal presunto matrimonio, avvenuto circa 2000 anni or sono, tra il Gesù storico e l’emblematica figura di Maria Maddalena, che probabilmente l’artista italiano Leonardo da Vinci (1452-1519) ha raffigurato come “Monna Lisa” nel dipinto “La gioconda”.

Al di là della fondatezza di queste teorie revisioniste, che gli storici si sono affrettati a smentire, quello del sangue blu (o “sangue reale”) resta un tema molto rilevante per poter meglio comprendere il modus operandi delle stirpi aristocratiche che ancor oggi risiedono al potere:

Alle pagine 324 e 325 di “The holy blood and the holy grail”, in una delle numerose edizioni italiane intitolate “Il Santo graal” (Fabbri editori, febbraio 2005), è infatti possibile leggere:

“In molti dei manoscritti più antichi, il Graal è chiamato ‘Sangraal’ e anche nella più tarda versione dello scrittore inglese Thomas Malory (1405-1471) è chiamato ‘Sangreal’. È probabile che una di queste forme ‘Sangraal’ o ‘Sangreal’, fosse l’originale.

Ed è altrettanto probabile che la paola venisse in seguito divisa in modo errato. Insomma, ‘Sangraal’ o ‘Sangreal’ forse non doveva venire in diviso in ‘San Graal’ o ‘San Greal’, bensì in ‘Sang Raal’ o ‘Sang Réal’o meglio ancora, per usare l’ortografia moderna, ‘Sang Royal’ ovvero ‘Sangue reale’.” (corsivo mio)

E sempre a tal proposito, nella prefazione al libro di Riccardo Tristano Tuis, “L’aristocrazia nera”, uscito per Uno editori nel febbraio 2016, a pagina 15, il regista, sceneggiatore e musicista italiano Varo Venturi (classe 1956) ha scritto:

“Allora questi “migliori” (aristocratici) – forse intendeva Aristotele – potrebbero semplicemente essere quelli con un DNA più ‘informato’. E un DNA è più informato se trasportato da individui che hanno avuto accesso alle informazioni più diverse, e di ‘alto livello’ politico, culturale, esoterico, bellico, scientifico, eccetera; un ‘database’ che viene tramandato e arricchito discendente dopo discendente.”

Ma di “DNA informato” ha scritto e parlato in numerose occasioni anche l’esperto di controinformazione David Vaughan Icke che ad esempio in una lunga conferenza, tenutasi a Roma il 30 Aprile 2011, ha affermato:

“Il D.N.A. è come un software che può essere programmato ed ecco perché le dinastie al potere sono così interessate al mantenimento del loro patrimonio genetico così come all’effettuazione di una mirata programmazione genetica.”

E ancora in un senso analogo, a pagina 9 del suo ultimo libro “I Rothschild e gli altri” (Arianna editore, Luglio 2015), il filosofo Pietro Ratto (classe 1965) ha scritto di come l’antica ed importante casata ebreo-ashkenazita dei Rothschild abbia perpetrato l’usanza di far sposare le sue donne (portatrici della totalità del DNA mitocondriale) con importanti uomini di potere o addirittura con altri Rothschild:

“La consuetudine di non divulgare molto l’identità delle donne della famiglia fu spesso osservata scrupolosamente, perché proprio attraverso di loro i Rothshild si imparentarono con le altre importanti dinastie ebree d’Europa.

E ciò avveniva facendole sposare a volte con i figli delle figlie di altri uomini di potere il cui cognome, in tal modo, non poteva venire direttamente collegato al loro; oppure come vedremo, maritandole con altri Rothshild, quando ciò si rendeva necessario per mantenere in famiglia titoli e capitali.” (corsivo mio)

Nell’immagine una riproduzione del celebre dipinto “Ultima cena” realizzato da Leonardo da Vinci tra il 1495 e il 1498.