L’Ignoto e l’Inconscio

Nella lingua italiana il termine tecnico della filosofia occidentale “intelletto” può essere reso con la parola del linguaggio parlato “mente”.

L’intelletto, come il software di un computer, segue le regole ferree del principio di non-contraddizione che d’altra parte ben si sposa con il sistema binario di qualsivoglia calcolatore.

Ciò significa che sempre in italiano avere dei “problemi mentali” corrisponde in primo luogo ad avere delle disfunzioni nell’applicazione del principio di non contraddizione.

E questo tipo di situazione, come rilevato dal filosofo Umberto Galimberti, si ha per esempio quando il “sacro”, ambito per eccellenza dell’indeterminazione semantica, sconfina nei luoghi prediletti dalla cosiddetta ragione finita.

Ora bisogna ammettere che proprio questo tipo di razionalità, limitata agli ambiti logico, empirico, fisico e naturale, ha avuto la prevalenza rispettivamente negli indirizzi filosofici occidentali del logicismo, dell’empirismo, del realismo e del pragmatismo.

Qualcuno, come il medesimo Galimberti, per semplificare ulteriormente il discorso, ha chiamato questa tipologia di raziocinio con l’appellativo quanto mai esemplificativo di “ragione calcolante”.

Il termine tecnico della filosofia “coscienza” (o autocoscienza) può invece essere tradotto con la parola del linguaggio comune “consapevolezza”.

Per gli indirizzi filosofici sempre occidentali dell’idealismo, dell’irrazionalismo, dello spiritualismo e dell’esistenzialismo prendere coscienza significa infatti acquisire maggiore consapevolezza a proposito del “mondo”.

E con quest’ultimo termine s’intende qui il particolare modo in cui, già da prima di averne coscienza, stavano realmente le cose.

Accanto e interrelata al rapporto tra ciò che conosciamo (campo di positività) e quel che ci è ignoto (area di negatività) sussiste quindi anche la relazione tra ciò di cui abbiamo preso coscienza (consapevolezza) e quel che invece ci rimane inconscio nascosto.

Nella Storia della filosofia occidentale infatti, successivamente alle molteplici Teorie della conoscenza, si sono sviluppate una serie di Teorie dell’autocoscienza che oggi potrebbero aprire la strada a delle nuove possibilità di consapevolezza.

Nell’immagine il dipinto “Natura morta”, realizzato dal pittore, scrittore e poeta francese Jean Metzinger nel 1919.