La Fortuna e il Caso

Nella sua opera più famosa intitolata significativamente “Il Principe”, Il filosofo italiano della politica Niccolò Machiavelli ha parlato del rapporto tra ogni uomo di potere e il suo tempo come di una relazione tra il testo della sua esistenza e il contesto della sua epoca.
Infatti, secondo questo punto di vista, se le caratteristiche peculiari di una persona si conciliano con il suo tempo, il rapporto che ne segue è armonico mentre viceversa, se si verifica il caso contrario, da tale contrasto possono emergere infinite dissonanze.
Come esempio del primo caso si potrebbe citare l’avventura dell’imperatore Napoletane Bonaparte che, al netto della sua sconfitta finale, è sembrato conciliare le sue personali aspirazioni di rinnovamento con quelle dell’Europa in cui viveva.
Mentre come esempio del secondo caso è possibile citare il travaglio del filosofo Friedrich Wilhelm Nietzsche che nelle sue “Considerazioni inattuali” e nei suoi profetici riferimenti al futuro ha espresso in modo netto la volontà di evadere rispetto allo spirito dell’epoca in cui si trovava a vivere.
Di tale rapporto, tra epoca ed esistenza, ha parlato in un’intervista anche l’archeologo dei saperi Michel Foucault affermando il passaggio da epoche su misura per certi uomini a periodi altre sì perfetti per certi altri.
Ma il filosofo strutturalista francese non è riuscito o non ha voluto spiegare il transito da un’epoca all’altra se non con l’ausilio della pura casualità, condonando così, in un certo senso, il cieco susseguirsi degli eventi storici.
Infatti come ha affermato lo psicologo svizzero Jean Piaget a pagina 162 del suo libro “Lo strutturalismo” qui citato nell’edizione Il Saggiatore del 1994:
“Le epistemi foucaultiane non formano un sistema di categorie a priori nel senso kantiano perché – contrariamente a queste categorie e allo ‘spirito umano’ di Claude Lévi-Strauss, che si impongono con necessità in modo permanente – esse si susseguono nel corso della storia…
Non si tratta neanche dei sistemi di relazioni osservabili che risulterebbero dalle semplici abitudini intellettuali o da mode coartanti che possono generalizzarsi a un dato momento della storia delle scienze. Si tratta di ‘a priori storici’, condizioni preliminari della conoscenza, come le forme trascendentali, ma che durano solo per un periodo limitato della storia e che cedono il posto ad altre quando la loro vena si è esaurita”.
Tali mutamenti avverrebbero dunque per un fattore casuale che anche Machiavelli ha chiamato “Fortuna” ignorando con ciò le volontà di certi moti sotterranei spesso diretti dalla mano invisibile, non sempre smithiana, di alcune società segrete.
Nell’immagine il dipinto “I bari” realizzato nel 1594 dal pittore italiano Caravaggio.