La Paura come Motore immobile

A pagina 8 della “Metafisica” (Editori Laterza, Bari 1988) tradotta dal filosofo italiano Giovanni Reale (1931-2014), Aristotele (384 a.C.-322 a.C.) sostiene che la Contemplazione filosofica sorge dalla “Meraviglia” e dallo stupore che gli uomini provano nei confronti del Regno naturale

“Gli uomini, sia nel nostro tempo che in origine, hanno tratto dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché già da principio si sono stupiti prima di quei fenomeni che erano alla loro portata e di cui non sapevano render conto, e in un secondo momento, si sono trovati di fronte a difficoltà sempre maggiori quali i fenomeni riguardanti la luna, il sole e le stelle, per giungere addirittura all’origine dell’universo.  

Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in un certo senso un filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose meravigliose. Quindi, se è vero che gli uomini si sono dati alla filosofia con lo scopo di sfuggire all’ignoranza, è anche evidente che essi hanno perseguito la scienza col puro scopo di sapere e non per qualche esigenza pratica”.

In un articolo apparso sul Corriere della Sera il 14 dicembre 2000 il filosofo italiano Emanuele Severino (Classe 1929) ha però fatto notare che il termine greco-antico utilizzato da Aristotele “Thauma” non si riferisce nel suo significato più proprio a uno stupore di tipo intellettuale ma a qualcosa di molto più profondo e drammatico

Thauma è innanzi tutto l’angosciato stupore, lo stordimento e il terrore dell’uomo di fronte al divenire dell’esistenza, cioè dinanzi al dolore e alla morte. Lo dice la stessa struttura etimologica di questa parola potente e terribile”. 

Ora è almeno singolare notare come anche uno degli antagonisti teorici più acerrimi della Metafisica aristotelica quale è stato il fondatore della politica moderna Thomas Hobbes (1588-1679) abbia deciso di fondare il suo sistema di sapere/potere proprio sul sentimento della paura, intesa però non come timore dell’uomo verso la natura ma come paura dell’uomo nei confronti degli altri uomini. 

Secondo il Filosofo di Westport tale sentimento condurrebbe addirittura il genere umano ad abbandonare lo slancio verso la libertà in cambio di un più rassicurante controllo assoluto, ai suoi tempi statale, oggi globalizzato, grazie all’ausilio di uno smisurato apparato tecnico-scientifico.

Ma ancora oltre l’autore del Leviatano, nel Commonwealth anglofono la paura ha costituito il Motore immobile per la costruzione di interi universi artistici come nei due eclatanti casi degli scrittori statunitensi Edgar Allan Poe (1809-1849) e Howard Phillips Lovecraft (1890-1937).

Ecco una delle modalità in cui il presunto stupore intellettuale, attribuito inizialmente ad Aristotele, si è mostrato di nuovo come “Terrore” del divenire e della morte nelle numerosissime e brevi narrazioni dei due autori della East coast americana

E a pensarci bene il Filosofo di Stagira si è trovato già nell’antichità a proporre e divulgare le sue dottrine durante uno dei molteplici tentativi di globalizzazione mondiale che si sarebbero ripetuti oggi come ieri verso l’ignoto

Aristotele però non ha avuto la stessa fortuna di Thomas Hobbes nel proporre un sistema politico adatto sia agli stati che alle nuove entità sovranazionali, sia agli animali che alle macchine, sia agli uomini che agli androidi.

Nell’immagine il quadro “Prima che si apra il paracadute”, realizzato dal pittore futurista Tullio Crali (1910-2000) nel 1939.