L’Anti-umanesimo di Lovecraft

In un articolo apparso su questo blog Novo Stilos il 9 dicembre 2015 e intitolato “L’Irrazionalismo di Lovecraft” ho esposto le mie convinzioni circa la posizione filosofica generale del maestro indiscusso del genere horror.

Dopo aver riletto più volte alcuni famosissimi racconti, come ad esempio “Il richiamo di Cthulhu”, devo aggiungere alcune considerazioni a quelle che ho già esposto nel breve saggio appena menzionato.

Innanzi tutto Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) ha condiviso con i capostipiti dell’indirizzo irrazionalista Arthur Schopenhauer (1788-1860) e Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) la passione per i saperi scientifici naturali cosiddetti esatti, o ancor meglio scienze dure, come la fisica, la chimica e la biologia.

In secondo luogo lo scrittore di Providence, nel Rode Island, ha fatto suo il famoso motto del filosofo di Danzica proclamato spesso in opposizione all’indirizzo idealista ovvero “Il reale è irrazionale”.

E questo famoso principio sembra applicarsi in tutti i suoi racconti laddove la verità è consegnata ad emarginati sociali considerati folli dalla maggior parte dei compaesani, dei concittadini e/o del senso comune.

Un ulteriore aspetto che rimane sullo sfondo di molte narrazioni lovecraftiane e che sarebbe entrato con forza nella successiva riflessione strutturalista, è quello dell’anti-umanesimo.

Le città di Lovecraft appaiono infatti molto spesso con le sembianze di gigantesche megalopoli disabitate, o abitate da esseri non umani, intra-terrestri o addirittura extra-terrestri.

Queste visioni, recuperando alcuni stilemi dell’occultismo, presenti ad esempio nelle opere dell’esoterista Eliphas Lévi (1810-1875) ed altri archetipi della teosofia, disseminati anche negli scritti della filosofa Helena Blavatsky (1831-1891), hanno anticipato la successiva Archeologia misteriosa di scrittori come Peter Kolosimo (1922-1984) o Erich von Däniken (classe 1935) nella rappresentazione di scenari inediti al panorama razionalista.

In quarto luogo l’anti-umanesimo dello scrittore di Providence è dimostrato anche dall’assenza della voce narrante che parla quasi sempre di un mondo di cui non fa più parte o dal quale se ne sta andando.

In molti casi infatti la presenza della voce narrante non sembra essenziale e/o necessaria alla realtà che sta descrivendo al lettore.

Questa realtà etero-dimensionale insomma esisterebbe ugualmente anche qualora non venisse raccontata da una coscienza alterata e perciò in grado di collegarsi a un’altra dimensione.

L’ultimo elemento teorico che occorre menzionare è la nota teoria nietzschiana dell’Eterno ritorno dell’uguale.

È infatti proprio ne “Il richiamo di Cthulhu” che Lovecraft ha inscenato l’inaspettato ritorno, dopo secoli o addirittura millenni, di antichissimi miti e rituali pagani consegnati allo scorrere del tempo nell’illusoria convinzione di un passaggio all’oblio eterno.

Nell’immagine una suggestiva foto del Lago di Resia in Alto Adige.