Le due Piramidi del Potere e del Sapere

Secondo la sua etimologia la parola Potere deriva dal verbo latino “Poteo” ma più in particolare da una forma arcaica del tempo infinito “Posse” che vuol dire proprio potere ma che a sua volta costituisce anche la radice del termine Possedere.

Ma oltre al concetto di “disporre in modo esclusivo di beni e/o conoscenze” la parola Potere rimanda, com’è ovvio, ad ulteriori significati principali.

Infatti questo termine, che indica la possibilità di “poter fare qualcosa”, ha assunto col tempo anche l’accezione di capacità di indurre qualcun altro a fare qualcosa.

Si hanno a questo proposito due modi principali del far fare qualcosa a qualcuno: a) uno più violento, meno ponderato e più irrazionale; b) l’altro maggiormente premeditato e razionale che reca in sé come conseguenza un intreccio più stretto tra l’entità del Sapere e quella del Potere.

L’indurre qualcun altro a fare qualcosa implica ad ogni modo un rapporto dialettico tra Potere e Obbedire in quanto il Potere e l’Obbedienza finché rimangono disgiunti restano anche potenziali mentre possono consolidarsi in atto solo nella complicità di un loro possibile incontro.

Per attuare il Potere occorre quindi una certa connivenza tra chi comanda e chi obbedisce che la storica ebreo-tedesca Hannah Arendt ha ben descritto nel suo testo più famoso uscito nel 1963 e intitolato significativamente “La banalità del male”

Ma come se non bastasse a conferma di questo rapporto dialettico tra potere e obbedienza si situa a sua volta anche il nome stesso di molte Organizzazioni massoniche autonominatesi appunto proprio come “Obbedienze”

E a questo stesso proposito la relazione tra Signore e Servo che il filosofo tedesco G.W.F. Hegel ha trattato diffusamente nella sua monumentale “Fenomenologia dello Spirito” del 1807 non è che una variante del rapporto dialettico tra il potere e l’obbedire

Ma se il Filosofo di Stoccarda si è occupato dell’argomento immergendolo nell’immanente corso della Storia universale io intendo qui concentrarmi sulla sua Rappresentazione figurata e ideale più classica in un solido geometrico, ovvero quello della Piramide.

Infatti quest’ultimo Poliedro può ospitare al suo interno molti rapporti Signore-Servo che convivono in modo compartimentato come tante pietre dal suo vertice fino alla sua ampia, manipolata e complice base.

Alla classica figura della piramide autoreggente io aggiungerei però anche un’altra Rappresentazione per l’elemento del “Sapere”: questo potrebbe essere infatti tranquillamente raffigurato come una Piramide rovesciata corrispondente alla grande onniscenza dei pochi in alto paragonata all’infinitesimale conoscenza dei molti in basso. 

Questa figura può infatti costituire l’ideale inversione dell’altra mostrando immediatamente quanto grande è la conoscenza che pochi possiedono rispetto al granello di sapere di cui dispone la moltitudine.

Se poi sovrapponiamo le due figure con il Sapere al di sopra, ovvero la piramide rovesciata, e il Potere al di sotto, ovvero la piramide autoreggente, ci troviamo come per magia davanti l’immagine di un’altrettanto ideale clessidra.

E in essa, restando addentro questa euristica metafora, i granelli del sapere, scorrono dall’alto verso il basso per guidare e manipolare gradualmente, tramite puntini isolati, la grande massa che il vertice sostiene.

Lo stretto collo di passaggio dalla Piramide rovesciata alla Piramide autoreggente indica allora in un’analoga direzione la stretta censura che il Potere opera da tempo immemore riguardo alla diffusione del Sapere.

Immagine del Carroussel du Louvre e della sua piramide invertita