Le due Vie del Cristianesimo

Al di là delle successive suddivisioni nelle differenti confessioni Cattolica, Ortodossa e Protestante (ma anche Copta e Anglicana), la Religione Cristiana ha seguito lungo il corso della sua millenaria Storia, due strade o direzioni principali.

La prima, suffragata dai principali testi biblici dell’antico e del nuovo Testamento, ha visto in Gesù Cristo il Re dei Giudei e dunque l’erede e il continuatore del Regno di Dio, già eretto dal popolo ebraico, sulla terra in preparazione dell’arrivo del Messia.

La seconda, sostenuta dalle opere di filosofi greci come Platone e Aristotele, di autori latini come Cicerone e Seneca, di filosofi medioevali come Sant’Agostino e San Tommaso, ha riconosciuto invece in Gesù un cittadino romano a tutti gli effetti affidando nelle mani della Confessione Cattolica e di quella Ortodossa l’ideale continuazione dei due Imperi romani, rispettivamente d’occidente e d’oriente.

È bene subito sottolineare che le due direzioni sopra esposte hanno entrambe una certa validità in quanto non disponiamo di informazioni storiche certe e indubitabili circa la figura del Messia.

Ad esempio secondo gli studiosi Emilio Salsi, Luigi Cascioli e Giancarlo Tranfo la figura di Gesù, così come ci viene presentata dalla Chiesa, sarebbe “mitica” derivando dall’interpolazione tra due personaggi storici realmente esistiti quali furono Giovanni di Gamala figlio di Giuda il Galileo, un condottiero ebreo a capo degli Zeloti, e un misterioso iniziato di nome Yeshu Ben Panthera, figlio del soldato romano d’origine fenicia Tiberio Giulio Abdes Pantera.

E a proposito di questo argomento rimando anche al beve saggio “Un Cristo terreno” pubblicato su questo stesso blog Novo Stilos il 9 settembre del 2015.

Ad ogni modo la prima direzione seguita ha insistito sulla continuità tra antico e nuovo Testamento riconoscendo la paternità del primo Monoteismo agli Ebrei chiamati dai Cristiani ormai significativamente i “Fratelli maggiori”.

Del resto seguendo questa concezione il Cristianesimo potrebbe anche costituire la Religione del ritrovato accordo tra i Giudei e i Cristiani.

Ed è doveroso altre sì affermare che la Riforma protestante e l’Ordine dei Gesuiti, di cui fa parte anche l’attuale Papa Francesco, hanno spianato la strada in questa direzione cercando di rendere le differenze tra le due Religioni sempre meno significative di fronte al presunto comune nemico islamico.  

Infatti l’avvento dei Protestantesimi luterano e calvinista, assieme all’invenzione coeva della Stampa, hanno propagandato la lettura diretta della Bibbia contribuendo in tal modo anche a rinsaldare tutti quei legami rimasti per secoli sopiti tra il primo e il secondo Testamento.

E solo per fare alcuni nomi hanno studiato presso i Gesuiti il filosofo René Descartes (secondo molti anche rosacrociano), il filosofo italiano Emanuele Severino, oggi in rotta con la chiesa romana per le sue idee sulla Creazione, e il politico Mario Monti, che non ha mai potuto far mistero dei suoi molteplici legami con il potere finanziario

La seconda via ha invece insistito sulla lettura dei filosofi greci, soprattutto Platone e Aristotele, di autori latini come Cicerone e Seneca, del Nuovo Testamento, dei Padri della Chiesa, in misura maggiore Sant’Agostino, così come della Scolastica, più che altro San Tommaso.

D’altronde già i primi Gnostici, come ad esempio Valentino, hanno posto l’accento sulle differenze tra il primo e il secondo Testamento mentre lo stesso Agostino d’Ippona, nel suo libro “La Città di Dio”, ha dovuto difendersi dagli attacchi dei critici che avevano individuato nell’avvento del Cristianesimo una delle principali cause del crollo dell’Impero romano.  

Seguendo questa lettura il Cristianesimo avrebbe dovuto infatti costituire la continuazione, almeno spirituale, della Potenza di Roma, senza considerare il tentativo, tramite il famosissimo falso della “Donazione di Costantino”, di rivendicare diritti anche sul piano temporale.

E va anche ricordato che la Scienza ufficiale si è espressa in latino fino al diciassettesimo secolo mentre la Religione cattolica ha mantenuto l’utilizzo della lingua di Roma negli edifici religiosi addirittura fino al secolo scorso.

Il secolo che ha ospitato il maggiore dissidio tra queste due grandi correnti e/o concezioni è stato proprio il novecento con figure del calibro di Papa Pacelli, simpatizzante dei Regimi nazionalsocialisti e di un Pontefice come Giovanni Paolo II altre sì schierato con i Governi liberali già dalla sua investitura. 

In Italia perfino la Filosofia ha ospitato uno scontro simile, dividendosi le opinioni e le scelte di due autori ormai classici come Giovanni Gentile e Benedetto Croce a proposito dello stesso Regime fascista italiano. 

E proprio recentemente alcuni sostenitori della seconda via, come ad esempio Don Curzio Nitoglia, si sono riuniti sotto il nome di “Sedevacanti” per riaffermare ancora e di nuovo il loro originale, e forse originario, punto di vista contrapposto a quello attualmente imperante.

Nell’immagine le rovine di un foro romano a Roma.