Le nostre prigioni

Quell’enorme dispositivo di dominio che in genere chiamiamo “Potere” contribuisce ogni giorno a creare steccati mentali differenti in cui gli esseri umani possano, più o meno inconsapevolmente, cadere o ricadere.

Questo meccanismo, per funzionare, deve ovviamente coinvolgere tutti, o quasi, i livelli della realtà sociale per raggiungere in tal modo le più disparate fasce della popolazione come ad esempio i bambini, gli adulti, gli anziani, i neofiti, gli specialisti eccetera eccetera.

Così anche chi ignaro si trovi a leggere per evasione un fumetto a caso del gruppo Marvel (per esempio “X-Men”) o un volume qualsiasi della saga “Harry Potter” non sa che che in genere questo tipo di narrazioni si rifà anch’esso alle mitologie e alle credenze più antiche di utilizzo già abusato nelle grandi religioni/narrazioni monoteiste.

La tradizionale lotta tra il bene e il male, codificata in innumerevoli testi, tra cui soprattutto la Bibbia, giunge così, consciamente o inconsciamente, ad influenzare e condizionare il lettore o lo spettatore, spesso a sua palese insaputa.

Questo scontro tra entità benevole e malvagie si introietta così come un virus informatico nel lato oscuro della mente umana per anestetizzarne le capacità migliori e soprattutto creative.

Si formano così quasi automaticamente dei docili gruppi di pecore, che al servizio del pastore di turno vengono divisi e imperati secondo delle volontà assai spesso imperscrutabili.

Nascono così prima le nevrosi collettive, anche note come religioni, e poi le nevrosi individuali, anche conosciute come malattie mentali (isterie, psicosi ecc.), in cui lo scontro tra il bene e il male va in scena ogni giorno al modo delle false informazioni diffuse dai migliori telegiornali.

D’altronde per far sì che una menzogna diventi realtà devi ripeterla ai quattro venti ogni qual volta ciò sia possibile nella speranza che la continua reiterazione verso folle sempre più ampie possa smussarne anche gli aspetti più apertamente contraddittori.

Alte mura si elevano allora nelle menti di queste persone spesso incapaci di misurare la scarsa estensione delle loro “Celle di sottomissione” sul modello delle Unité d’Habitation” di Marsiglia proposte dall’architetto, urbanista e pittore svizzero naturalizzato francese Le Corbusier (1887-1965) già a partire dal 1947.

Non casualmente lo scrittore, poeta e patriota italiano Silvio Pellico (1789-1854) scrisse “Le mie prigioni” sia in riferimento ai suoi reali isolamenti, vissuti in prima persona, che alle sue stesse idee, maturate nel contesto delle sue lotte politiche.

E questa sua scelta rimanda inevitabilmente a quel rapporto ricorsivo tra sapere e potere di cui ho scritto nel saggio “Lo spazio-tempo e il sapere-potere” pubblicato su questo blog Novo Stilos l’1 Marzo 2016.

Nell’immagine l’ex monastero dell’Ordine Certosino anche noto come “Certosa di Firenze”.