L’Eredità dei Fenici

Nella cultura degli antichi Fenici possiamo rintracciare molti elementi che avrebbero avuto, ed hanno ancor oggi, un’ampia rilevanza per i costumi e le usanze della cosiddetta “Aristocrazia nera”.

Con quest’ultimo termine  intendo qui indicare quel ristretto gruppo di famiglie elitarie che, all’ombra delle ingannevoli informazioni massmediatiche, ha governato, governa e manipola a tutt’oggi il globo terracqueo sin da tempi remoti.

Innanzi tutto la caratteristica prevalentemente commerciale della colonizzazione fenicia: i porporati fondarono lungo le coste del Mediterraneo numerose Colonie lungo le coste di tutto il Mediterraneo.

Questi centri portuali erano a loro volta sede di vasti Empori volti ad un rapido sviluppo degli scambi economici.

Un altro importante elemento consiste invece in una colonizzazione di tipo religioso atta ad inserire nel sostrato sociale indigeno alcune fondamentali credenze di un tipo assai particolare.

I Fenici praticarono infatti culti solari, lunari e saturnali (oggi si direbbe magici), con strutture di tipo trinitario ed un pantheon di divinità simili a quelle venerate a Babilonia e nell’antico Egitto.

Il terzo elemento è di gran lunga quello più cruento e di più difficile accettazione ovvero il culto dei sacrifici umani, spesso destinati agli innocenti figli primogeniti, immolati in onore dell’oscura divinità Moloch.

A riprova di ciò gli storici e gli archeologi hanno infatti rinvenuto in diversi siti, tra cui l’isola di Cipro e la vicina Sardegna, numerosi cimiteri di bambini cremati assieme ad animali.

Di questi culti si parla peraltro anche nel “Libro dei Re” della Bibbia in tono di grande condanna ma bisogna fare attenzione: di fatto i Fenici erano una popolazione di origine semita come ancor oggi una buona parte degli attuali Ebrei.

In sintesi quindi il popolo fenicio operò una particolare sorta di integrazione con il “sostrato locale” volta allo scopo di preservare occultamente le proprie usanze anche quelle più nefaste.

I luoghi che sono stati colonizzati dai fenici, come ad esempio la già citata Sardegna, le città di GenovaBarcellona e l’Inghilterra, chiamata anche Gran Bretagna (forse in onore della dea Barati) hanno poi utilizzato la croce rossa su sfondo bianco.

Questo simbolo stilizzato del sole è giunto a noi molto spesso con il nome piuttosto generico di croce di San Giorgio ma soprattutto, e non a caso, come stemma dell’Ordine Templare.

I Fenici tennero dunque in grande considerazione il controllo di due aspetti fondamentali per il restante e subordinato tessuto sociale, ovvero gli scambi di natura commerciale e i rituali religiosi.

Se infatti attraverso i primi è possibile dirigere il “regno del divenire”, ovvero quello dei bisogni dell’uomo, tramite il secondo si può controllare la “parmenidea sfera dell’essere”, ovvero quella delle certezze umane.

Nell’immagine il Tempio degli obelischi nel sito dell’antica città di Biblo, nell’attuale Libano.