L’Essere teoretico e il Divenire etico

Il filosofo greco-antico Platone ha organizzato la parte teorica, o teoretica, della sua filosofia in funzione delle aspirazioni etiche ai valori che l’Occidente ha approvato come positivi lungo molti tratti della sua Storia come ad esempio la Verità, la Giustizia e la Bellezza.

Qualcosa di simile è avvenuto nell’opera del filosofo moderno Karl Heinrich Marx che ha organizzato i suoi discorsi sull’uomo (antropologia) e sulla società (sociologia) in preparazione della sua Teoria politica.

Il “Maestro di color che sanno” Aristotele di Stagira ha invece rovesciato gli assunti platonici mettendo al centro non i valori come la verità, la giustizia e il bene ma l’Essere stesso e dunque la logica e l’ontologia.

Questo ribaltamento prospettico è ben visibile nelle due versioni contrapposte che il filosofo di Atene prima e quello macedone dopo hanno dato del famosissimo “Mito della caverna”.

La versione platonica termina infatti con il dovere etico per il filosofo illuminato di aiutare i compagni ignoranti perché mosso a compassione.

La revisione aristotelica si conclude invece con la contemplazione e la meraviglia per il mondo naturale.

Tra l’etica platonica e la teoretica aristotelica vive infatti quella divisione tra il regno etico e il mondo teoretico che riguarda tutti, o quasi, i sistemi filosofici della filosofia greca.

Questa eterna frattura, d’altra parte, ha continuato a riguardare tutti gli indirizzi filosofici vissuti in un legame tra lo spazio, la teoretica e il sapere da una parte e quello tra il tempo e l’etica e il potere dall’altro.

Abbiamo così avuto il logicismo, l’empirismo, il realismo e il pragmatismo legati allo spazio e alla teoretica da un lato; l’idealismo, l’irrazionalismo, lo spiritualismo e l’esistenzialismo congiunti al tempo e all’etica dall’altro.

Dunque lo scontro tra etica e teoretica,  di Platone e Aristotele sembra più o meno consciamente ricondurre a quello tra tempo (divenire) e spazio (essere) ovvero a quello più remoto tra Eraclito da Efeso e Parmenide di Elea.  

Qualcosa di simile è avvenuto tra i due protagonisti dell’idealismo tedesco Immanuel Kant G.W.F. Hegel e quelli dello strutturalismo francese Claude Lévi-Strauss e Michel Foucault.

Infatti mentre i primi hanno esaltato lo spazio, cercando di diminuire o azzerare l’influsso del tempo, i secondi hanno visto nell’essere il potere rintracciando nel divenire la possibilità di liberarsi da qualsiasi forma di sapere costituito.

Nell’immagine le rovine di Palmira.