Libertà e Necessità

Tra la seconda metà del 1500 e l’inizio del 1600 il Paradigma scientifico ed interdisciplinare del Meccanicismo si è affacciato sulla Scena della grande Storia europea, ma soprattutto Occidentale.

Non si è trattato di una Rivoluzione solo Scientifica ed Intellettuale, ma di un Rivolgimento dello Spirito che avrebbe voluto, almeno nelle Intenzioni dei suoi Protagonisti, coinvolgere ogni ambito dello Scibile umano, dai Saperi Naturali a quelli Umani e Sociali.

In questa Visuale d’Insieme il Cosmo avrebbe dovuto assumere le forme e dimensioni di un gigantesco Meccanismo, rappresentato per il momento dalla metafora di un Orologio universale, al principio di una lunga attesa tanto dei futuri Computer quanto della Società della Comunicazione di Massa.

Fedeli a questa Visione meccanicistica i più importanti Filosofi del tempo hanno affrontato i grandi temi della Libertà e della Necessità ogni volta attraverso le Lenti d’Ingrandimento dei loro Ambiti prescelti.

E’ così avvenuto che René Descartes ha affrontato la Questione epistemologica nel suo “Discorso sul Metodo” del 1637 e che Thomas Hobbes ha cercato di risolvere il Problema dei Conflitti politici, e più in generale quello della Guerra civile, nel suo “Leviatano” del 1651.

Ma è anche avvenuto che Baruch Spinoza ha tentato di riformulare una nuova “Etica” laica, a monte delle sue molteplici Decostruzioni, nella sua omonima opera del 1677 e che Blaise Pascal, fortemente deluso da un utilizzo solo Strumentale della Ragione geometrica, ha anticipato le Riflessioni Teologiche ed Esistenzialiste successive nei suoi “Pensieri”, pubblicati postumi nel 1670.

Fra questi quattro autori si sono in ogni caso formati due Schieramenti opposti:

A) Coloro che hanno visto l’Uomo come un’Animale sui generis, differenti dagli altri Esseri viventi solo per Motivi quantitativi come ad esempio Hobbes e Spinoza;

B) Coloro che hanno riconosciuto nell’Essere umano un Carattere peculiare, irriducibilmente differente dagli altri Esseri “Naturali” ma “Inanimati”.

Cartesio ha infatti considerato gli altri animali come “Privi di anima”, perché Incapaci di quella Razionalità sia Strumentale che Contemplativa, sia Fisica che Metafisica, accomunante tutti gli uomini sotto lo stesso Cielo apollineo.

Pascal ha invece visto nell’Uomo, quasi due secoli prima di Ludwig Feuerbach e Soren Kierkegaard, l’unico Essere in grado di Formulare ed Esercitare un Credo religioso.

Con ciò questi ultimi due Autori hanno sancito la Distanza incolmabile tra un’Essenza tipicamente umana, in grado di Trascendere l’Ambiente naturale per trasformarlo in uno Artificiale e quella Animale, Istintivamente chiusa nel circolo di ogni Catena alimentare.

Hobbes e Spinoza hanno invece preferito il Regno della Necessità ateleologica a quello più consueto del Libero arbitrio teologico, dando luogo a eleganti Sistemi per sempre alternativi all’Enciclopedia aristotelica di un Cosmo teleologicamente organizzato.