L’Impatto dei Miti antichi

Già da qualche decennio, ovvero a partire dalle prime pubblicazioni del giornalista italiano Peter Kolosimo come ad esempio “Terra senza  tempo” (Sugarco edizioni 1964) e “Non è terrestre” (Sugarco edizioni 1968), un accurato esame delle tradizioni mitiche antiche, orali e scritte, ha cominciato a mettere in crisi le versioni classiche di Territori storicamente positivi come la Teologia, la Geologia, l’Archeologia e la Biologia.

Più in particolare a far saltare i piani dei cosiddetti Gradualisti in ambito geologico e degli Evoluzionisti nel settore biologico, si sono fatti avanti due Macro Archetipi come quello, ormai verificato, del Diluvio universale e quello invece meno credibile, di Misteriose creature (superumane o extraumaneterrestri o extraterrestri) venute a colonizzare le antiche culture indigene già in epoca neolitica.

Dopo le prime reazioni sconcertate dei gradualisti, discepoli della mitica scuola scozzese di James Hutton e Charles Lyell, tutto l’ambiente scientifico (o quasi) ha  dovuto prendere atto delle numerose prove a sostegno di tre grandi diluvi verificatisi in seguito ai disgeli di tre brevi glaciazioni e avvenuti tra 14500 e 8000 anni fa circa.

Il discorso positivo sulla Terra, o Geologia, è stato così costretto a tenere ben presente l’ipotesi di catastrofi ricorrenti (o “catastrofismo”) causate dai moti della terra o da fattori esterni al campo gravitazionale propriamente terrestre.

Per quanto riguarda invece la Teologia, l’Archeologia e la Biologia, l’accettazione del secondo grande archetipo, quello di misteriosi colonizzatori, che avrebbero introdotto saperi fondamentali come l’Allevamento selettivo, l’Agricoltura, l’Architettura, la Medicina e addirittura la Genetica, ha trovato e trova ancor oggi molte riserve da parte degli addetti ai lavori.

Infatti, sebbene non si riesca ancora a spiegare in termini evoluzionistici soddisfacenti l’improvvisa comparsa dell’homo sapiens, l’ipotesi di misteriosi esseri provenienti da un qualunque altro luogo dello spazio è apparsa troppo incredibile per poter essere anche solo presa in considerazione negli ambienti scientifici.

Eppure, come ha ampiamente documentato l’esperto di archeologia misteriosa (o alternativa) Graham Hancock in libri come “Impronte degli dei” (Corbaccio edizioni 1996)  e il “Ritorno degli dei” (Corbaccio edizioni 2016), le prove archeologiche a sostegno di quest’incredibile ipotesi, soprattutto le costruzioni monolitiche, sono state scoperte in gran numero su buona parte del globo terrestre.

Ad esempio sono ancora incerte le informazioni su chi, e soprattutto come, abbia realizzato le tre grandi piramidi di Cheope, Kefren e Micerino nel basso Egitto.

E nel sito archeologico di Göbekli Tepe, nell’attuale Turchia sud-orientale, al confine con la Siria, è stato rinvenuto il più antico esempio di tempio in pietra assieme a numerosi recinti megalitici risalenti, almeno per adesso, al 9500 avanti Cristo.

Nell’immagine il sito archeologico megalitico di Göbekli Tepe nella Turchia sud-orientale.