L’In sé e il Per sé

Il Testo “L’Essere e il Nulla” ha traghettato la Speculazione del filosofo francese del ‘900 Jean Paul Sartre dall’ambito dell’Esistenzialismo a quello di un suo personale Marxismo teorico.

A quest’opera datata 1943 è infatti seguito lo scritto sicuramente più schierato, e per certi versi maggiormente ideologico del 1947, intitolato significativamente “Materialismo e Rivoluzione”.

Il filosofo di Montparnasse è ad ogni modo rimasto famoso nell’Immaginario e nell’Inconscio collettivi più come un Esponente della Corrente Esistenzialista che come il Caposcuola di una probabile Escursione Marxista.

E ad ogni modo già nella sua opera principale e più sistematica quale “L’Essere e il Nulla” ha rintracciato delle Significative analogie tra la Condizione esistenziale dello Spaesamento e quella Operaia dell’Alienazione.

Per Sartre infatti l’Uomo e/o il Proletario, durante la loro esistenza, sarebbero per loro natura destinati a pensare e/o a produrre qualcosa di specifico, ovvero quello stesso “In sé”, formato da Oggetti immobili e mobili, che in buona parte costituirebbero gli stessi “Mezzi di produzione”.

Ma queste Oggettivazioni, sempre sfuggenti, che l’uomo consegue come Risultati del suo Pensiero o come Prodotti del suo Lavoro avrebbero in comune per Sartre il Tragico destino di rimanere sempre “al di qua” dei più reconditi scopi umani.

I Risultati raggiunti nel pensiero o nel lavoro sono infatti condannati a restare intrappolati in un Regno opaco statico dell’“In sé”, sempre differente e in molti casi opposto rispetto alla Regione dinamica increspata del “Per sé”, mossa dalle Intenzioni più o meno consce e/o inconsce delle Volontà singole e/o generali.

Quindi per il filosofo francese questa nostra coscienza è costituita dall’elemento del “Per sé” che pone costantemente l’“In sé”, ovvero la Realtà oggettivata a partire dagli oggetti che percepiamo, dai pensieri che abbiamo e dagli stati psichici che proviamo.

E d’altro canto per lo stesso Sartre è altrettanto vero che la nostra Coscienza, cioè il “Per sé”, ospita al suo interno una Potenza nullificante che, oltrepassando ciò che ha già posto e ogni volta pone, corre incontro, suo malgrado, al tragico destino di nullificare proprio gli stessi prodotti della sua attività.

E se il filosofo più rappresentativo dell’esistenzialismo novecentesco quale Martin Heidegger ha rintracciato, seguendo in ciò Søren Kierkegaard, nell’Evento della Morte la Possibilità più ineludibile dell’Essere umano, Jean Paul Sartre, in modo analogo a quanto già esposto da Karl Heinrich Marx, ha riconosciuto nel Nulla della Mercificazione il destino più irrevocabile della “Produzione capitalistica”.

In questo scenario teorico or ora riassunto il Fatto essenzialmente umano di non avere Proprietà divine, e quindi infinite, ha costituito per il filosofo francese proprio quel Limite che l’uomo si è ogni volta illuso di poter Oltrepassare attraverso l’Esercizio delle sue ridotte Libertà terrene.