L’Irrazionalismo di Lovecraft

Secondo l’esperto conoscitore dell’opera di Howard Phillips Lovecraft, Pietro Trevisan, alcuni critici hanno classificato lo scrittore di Providence come un “razionalista” viste le sue ampie cognizioni scientifiche e il suo interesse per i saperi esatti come ad esempio la logica, la fisica, l’astronomia, la chimica e la biologia.

A mio avviso questi interessi, presi da soli, non ci possono condurre a considerare l’autore americano come un razionalista e questo per svariati motivi.

Innanzi tutto grandi filosofi come Arthur Schopenhauer e Friedrich Wilhelm Nietzsche, che Lovecraft conosceva molto bene, hanno dimostrato un interesse altrettanto vasto per i filosofi razionalisti e le suddette scienze esatte.

Ma il fatto che il Filosofo di Danzica conoscesse accuratamente gli scritti di Immanuel Kant e alcune discipline specifiche della scienza del tempo non può certo fare di Schopenhauer un razionalista.

È infatti assai noto che il padre dell’irrazionalismo moderno ha ribaltato la filosofia dell’autore di Königsberg passando dalla “cosa in sé” d’ideazione kantiana al suo personale concetto di Volontà.

In secondo luogo lo scrittore di Providence ha sostenuto nei suoi scritti, come hanno fatto altri grandi irrazionalisti, che la conoscenza non può costituire un rimedio definitivo contro i mali della vita e dell’esistenza.

Ma questa posizione si trova già espressa con chiarezza in un’opera che ha dato l’avvio al pensiero irrazionalista moderno ovvero “Il mondo come volontà e rappresentazione” dello stesso filosofo di Danzica senza contare le molteplici conferme che ne ha dato nelle sue opere frammentarie il suo allievo di Röcken.

E ancora in molti racconti dello scrittore americano i protagonisti, loro malgrado, passano dalla ragione alla follia proprio attraverso il mezzo/medium della conoscenza scientifica e questa semplice constatazione, basterebbe da sé, qualora ben meditata, a non considerare Lovecraft come un autore razionalista.

Infine lo stesso Pietro Trevisan ha messo in evidenza la valutazione che lo scrittore di Providence ha dato del “sogno” come di una vera e propria dimensione parallela e a sé stante.

Ciò significa che l’autore americano ha considerato gli stati psichici inconsci con uno statuto ontologico indipendente distinguendoli dalle altre principali entità come le cose materiali, le idee e gli stati psichici consci.

Dunque Lovecraft, ragionando come un grande filosofo irrazionalista, ha pensato la nostra realtà percepita come il frutto dell’interazione tra i nostri contenuti intellettivi e i nostri stati psichici, soprattutto quelli inconsci.

Nell’immagine un’illustrazione di Michael Komarck.