Lo Gnosticismo di René Descartes

L’aneddoto del genio maligno, formulato dal filosofo francese René Descartes (1596-1650) nella sua famosissima opera del 1641 intitolata “Meditazioni metafisiche” (o “Meditationes de prima philosophia”), ha costituito e costituisce tutt’oggi un esemplare prototipo per i più moderni esperimenti mentali.

Com’è infatti arcinoto queste ultime forme di rompicapo, a dire il vero un po’ intellettualiste, sono attualmente in voga presso il Cognitivismo e la più recente Filosofia della Mente.

Eppure, nonostante la modernità di questo dubbio iperbolico” cartesiano, in estremo anticipo sui tempi, esso sembra intrattenere alcuni significativi legami con certe antiche tradizioni di natura gnostica e d’ispirazione tipicamente dualista.

Peraltro già i primi gnostici credevano che il mondo materiale fosse solo un’invenzione di un’entità malvagia, volta a distogliere il genere umano dal vero ed unico bene, consistente nella gioia delle esperienze spirituali.

Non casualmente Renato Cartesio ha dunque suddiviso la realtà in due parti ben distinte quali la Res cogitans da una parte e la Res extensa dall’altra, dando indubitabilmente più importanza alla seconda.

La stessa Religione cristiana, provenendo di fatto dallo gnosticismo esseno, ha abbracciato numerosi principi di natura gnostica, dividendo ancor oggi i destini umani tra la divina e salvifica ricerca del bene e la diabolica e malvagia dannazione nel male.

Sappiamo peraltro come le frequentazioni di Descartes siano andate ben oltre gli ambienti canonici del Cristianesimo dualista, dalla prima formazione presso il Collegio Gesuita di La Flèche alle più tarde frequentazioni di misteriosi gruppi Rosacrociani.

Del resto, come ha già rilevato in più di un’occasione anche il noto sociologo delle religioni Massimo Introvigne (classe 1955), il filosofo francese amava firmarsi alla latina come Renatus Cartesius, forse in onore e citazione del più Antico e Mistico Ordine della Rosa Croce.

Nell’immagine una rielaborazione della famosa incisione in legno “Flammarion”, così chiamata perché fu rinvenuta per la prima volta in un’opera dell’astronomo francese Nicolas Camille Flammarion datata al 1888 e intitolata “L’Atmosfera: meteorologia popolare.