Lo Spazio-tempo e il Sapere-potere

Nel campo positivo della scienza fisica con il termine “spazio-tempo”, o “crono-topo”, si è indicata e si indica a tutt’oggi la struttura quadridimensionale dell’universo.

Com’è noto il concetto è stato introdotto dal fisico Albert Einstein nell’ambito della “Teoria
della relatività ristretta”, o “Relatività speciale”, nel 1905 

Secondo tale teoria l’universo sarebbe composto da quattro dimensioni, le tre dello spazio (lunghezza, larghezza e profondità) insieme alla quarta dimensione, ovvero il tempo.

Questo concetto ha stabilito una combinazione e un’interazione costanti tra spazio e tempo per cui è impossibile percepire il tempo senza lo spazio e viceversa lo spazio senza il tempo.

Già a partire dalla speculazione di G.W.F. Hegel, con la pubblicazione nel 1807 della sua opera fondamentale, la “Fenomenologia dello spirito”, la filosofia occidentale ha cominciato a riscontrare una corrispondenza biunivoca tra i due concetti tradizionalmente distinti del sapere e del potere.

Del resto il filosofo inglese Francis Bacon li aveva già congiunti più di due secoli prima con il perentorio aforisma latino: “Scientia est potentia”.

Esisterebbe insomma un’unica entità sapere-potere in cui il sapere fonda il potere e il potere dà forma al sapere.

Ma questa sorta di rapporto ricorsivo si può probabilmente estendere anche ad altri concetti che la tradizione filosofica occidentale ci ha presentato spesso come separati e/o in opposizione tra loro.

Sto parlando dell’Essere e del Divenire, idealmente contesi tra la Riflessione del realista Parmenide di Elea e la Speculazione dell’oscuro Eraclito da Efeso. 

Ma ovviamente anche del rapporto dialettico tra l’Esigenza etica, espressa da Platone, e quella maggiormente teoretica, enunciata da Aristotele.  

Ma una antitesi simile si ritrova anche nella linguistica di Ferdinand de Saussure per cui una lingua naturale possiede due aspetti intimamente interrelati tra loro quali sono quello sincronico (o spaziale) e diacronico (o temporale).  

Posso dunque affermare, con una certa dose di ragionevolezza, che non si può avere (o dare) uno spazio senza un tempo, un sapere senza un potere, un divenire senza un essere, un’etica senza una teoretica o un aspetto diacronico senza un altro sincronico di uno stesso linguaggio naturale e, ovviamente, viceversa.

Nell’immagine il dipinto ad olio su tela “Bottle and Fishes” realizzato dal pittore cubista Georges Braque tra il 1910 e il 1912.