L’Organizzazione industriale e l’Apparato tecnico-scientifico

Secondo il ritratto intellettuale che il sociologo Raymond Aron ci ha fornito del filosofo positivista Auguste Comte nella sua opera monumentale, “Le tappe del pensiero sociologico”, quest’ultimo si è presentato alla storia del pensiero anche come il teorico di quell’Organizzazione industriale che noi oggi, con una buona approssimazione, potremmo anche chiamare Il dominio del potere tecnico-scientifico.

Infatti la tesi sostenuta dal filosofo francese del progressivo accrescersi ed estendersi dell’organizzazione industriale ha anticipato per buona parte quella del filosofo italiano Emanuele Severino secondo il quale: l’apparato tecnico-scientifico ha costituito e costituirà ancora per molto tempo il tratto comune di qualsiasi regime politico esistente da quello comunista a quello nazionalsocialista, da quello liberale a quello socialdemocratico.

A sostegno di questa tesi sono stati addotti come esempi storici l’utilizzo ed il conseguente potenziamento degli strumenti tecnici perpetratosi nella Germania del Terzo Reich, negli Stati uniti e nella Russia assieme al sistema di Regimentazione ed esazione fiscale di stampo altamente tecnologico applicato dalla maggioranza degli stati europei.

Questo tipo di approccio non ha ovviamente tenuto in gran conto della preminenza attribuita alla Struttura economica (i “rapporti di produzione”) sulle ulteriori e posteriori Sovrastrutture, sia dai liberali come Adam Smith che dai comunisti come Karl Heinrich Marx.

Entrambi infatti hanno visto nell’Economia il “motore immobile” (citando ovviamente Aristotele) del divenire storico-sociale e nella strumentazione tecnico-scientifica solo una tra le molteplici forme di potenziamento dello stesso potere economico (anche note come “Forze di produzione”)

Tale discorso dell’organizzazione industriale di Auguste Comte così come quello del “dominio della tecnica” propugnato da Emanuele Severino hanno poggiato e poggiano tuttora a mio avviso sulla sottovalutazione di due elementi:

A) il prevalere della dottrina del Mercato libero e del “laissez faire” sul piano globale universale e internazionale;

B) il dominio quasi incontrastato dei Regimi socialdemocratici o in ogni caso non liberali entro i confini degli stati nazionali.

07 A completamento di ciò va detto per l’ennesima volta che moltissime Entità nazionali, oggi come ieri, sono decise a non aprire al mercato libero globalizzato buona parte delle loro Economie interne per Motivazioni apparentemente umanitarie ma che in realtà nascondono interessi assai più complessi ed estesi.

Quindi sebbene l’Invasione degli strumenti tecnologici, assieme a quella della Ragione tutta dispiegata nella forma della tecnologia (ovvero il “Discorso sulla o della tecnica”) siano oggi al loro apice di consenso mai raggiunto prima non credo che si possano accantonare i Presupposti storici d’ordine economico che hanno costituito e formano tuttora dei riferimenti essenziali nella possibilità di un affresco quanto mai obbiettivo di un quadro generale della nostra epoca.

Immagine “Ricostruzione virtuale di Bologna nel medioevo” tratta dal sito www.tizianovincenzi.it