L’Ucraina fra Stati Uniti, Russia e… Cina

Nell’articolo di Orietta Moscatelli intitolato “Il senso di Pechino per l’ex Impero europeo dell’Unione sovietica”, apparso sul numero 11/2019 della rivista di geopolitica Limes, alle pagine 236 e 239, è possibile leggere:

“L’Ucraina era stata una delle prime mete scelte da Pechino, poi la storia si è messa di traverso e ha imposto un rallentamento e una diversificazione. Anzi, secondo una lettura che non dispiace al Cremlino, gli eventi del 2014 a Kiev vanno visti tanto in chiave anti-russa quanto in funzione anti-cinese.

L’allora presidente ucraino Viktor Fedorovyč Janukovyč a fine 2013 aveva infatti firmato a Pechino intese per investimenti del valore di 8 miliardi di dollari, da sommare a 10 miliardi già ottenuti in prestito… L’abbraccio economico con il gigante cinese sarebbe stato fatale a Janukovyč e all’idea di posizionare l’Ucraina come corridoio prioritario sulla mappa della nuova via della seta appena annunciata.”  

La recente visita del premier serbo Aleksandar Vučić al suo omologo cinese Xi Jinping in occasione delle olimpiadi invernali di Pechino del 2022 ha riportato alla mia mente le stringenti considerazioni contenute in questo articolo.

La questione è che, senza girarci troppo attorno, il confine occidentale della Federazione Russa corrisponde in modo neanche troppo approssimato, a uno dei principali approdi dell’esteso programma infrastrutturale cinese B.R.I. (Belt and Road Initiative), più conosciuto come “Nuove Vie della Seta”.

Almeno apparentemente gli apparati di Washington si sono dunque adoperati per disgiungere l’Ucraina dalla Russia in una modalità piuttosto analoga a quella in cui si sono impegnati a staccare l’Unione Europea e/o l’Europa tutta dall’abbraccio del gigante cinese.   

Questi obbiettivi statunitensi sono però stati raggiunti solo parzialmente considerando gli equilibrismi di Germania e Turchia, assieme ai tentennamenti dell’Ungheria, e ai già citati accordi infrastrutturali ed economici della Serbia con la Repubblica Popolare.

Sulla scia delle rivendicazioni ucraine verso la Crimea, di recente il Partito Comunista Cinese ha anche iniziato a giocare la carta della presunta integrità territoriale (già utilizzata nei famosissimi casi di Hong KongTaiwan) per le isole Falkland, riattizzando una storica disputa tra il Regno Unito e la Repubblica Argentina.

Nell’immagine una foto della Piazza Majdan Nezaležnosti a Kiev, teatro di sanguinosi scontri tra novembre 2013 e febbraio 2014.