Luoghi comuni ed Oscure riserve

Alle pagine 17 e 18 della sua monumentale “Storia della filosofia occulta” (Mondadori editore, gennaio 1996) il filosofo e saggista francese Sarane Alexandrian (1927-2009) ha esposto l’ipotesi metodologica, su cui ha basato questa sua voluminosa opera di oltre cinquecentocinquanta pagine:

“Il principio iniziale su cui baso il mio studio è che la filosofia occulta comincia con le origini del cristianesimo: a sostegno di questo postulato porto numerosi esempi e svolgo una rigorosa analisi dei rapporti fra ‘sacro’, ‘religioso’ e ‘magico’.

Generalmente non si fa alcuna differenza fra magia orientale e magia occidentale, quasi che dall’antichità ai tempi moderni, appartenessero entrambe a un’unica area culturale. In realtà è un grave errore equipararle, in quanto nell’antico Oriente o nell’antichità greco-romana il sacro implicava un complesso di culti e di cerimoniali in cui magia e religione si confondevano.

I Padri della Chiesa si impegnarono a dimostrare che il sacro non si identificava affatto con il magico, ma che rientrava completamente ed esclusivamente nella sfera del religioso. La magia quindi, staccata dalla religione, rifiutata ed emarginata, tentò di collegarsi con la filosofia, per giustificare la propria importanza e trasformarsi in ideologia in opposizione.”

In toni assai più moderati e sfumati il sociologo delle religioni Massimo Introvigne (classe 1955) ha in qualche modo riconosciuto che la tradizione giudaico-cristiana ha tentato, non sempre riuscendoci, di tenere separati i due ambiti magico-esoterico e religioso-essoterico.

A pagina 11 della sua ottima opera sui nuovi movimenti magici, intitolata significativamente “Il cappello del mago” con sottotitolo “Dallo spiritismo al satanismo” (Sugarco edizioni, 1990), ha infatti osservato:

“Benché tutta la tradizione giudeo-cristiana faccia del suo meglio per controllare (e possibilmente escludere dal suo ambito) la magia, costituisce un luogo comune presso gli storici delle religioni l’osservazione secondo cui negli stessi gruppi l’esperienza religiosa e l’esperienza magica si danno spesso insieme.

“È caratteristico delle grandi religioni un controllo ragionevolmente efficace dei rischi e delle tentazioni della magia; tuttavia una caccia alle streghe intellettuale che pretendesse di eliminare tutto quanto sia in sospetto di magia rischierebbe a sua volta di portare al ripudio – nel dubbio che vi si mescolino anche elementi magici – di interi settori della religiosità popolare.”

In effetti la distinzione tra un ambito esoterico, riservato ai soli iniziati, e un ambito essoterico, destinato prima al volgo e poi alle grandi masse, non ha riguardato soltanto la labile e sfuggente distinzione tra la magia e la religione ma anche quella, ben più particolare, tra un sapere filosofico più oscuro, destinato all’ascolto degli adepti, ed un altro, considerato più accessibile, rivolto alla pubblicazione di opere scritte.

A tal proposito è assai noto come molti filosofi dell’antica Grecia, tra cui gli stessi Platone e Aristotele, abbiano riservato una parte esoterica delle loro dottrine alla divulgazione verbale per destinarne un’altra, più essoterica, alla compilazione di testi scritti.

Questa usanza si è protratta molto a lungo se si pensa a come ancora il filosofo moderno Gottfried Wilhelm von Leibniz (1646-1716) abbia lasciato inedite molte sue opere, scomode al suo tempo, per pubblicarne altre maggiormente concilianti, come ad esempio i suoi “Saggi di Teodicea” pubblicati per la prima volta ad Amsterdam nel 1710.

Nel corso dei secoli si è andato così formando uno spazio pubblico, comprendente la scienza e le grandi religioni ufficialmente accettate che molti autori, scienziati e non, hanno fatto corrispondere all’emisfero sinistro del nostro cervello.

Questo comprenderebbe la nostra parte maggiormente empirica, logica, analitica e raziocinante e dunque volgarmente più scientifica.

Ma accanto a questi luoghi comuni si sono andate sempre più costituendo delle oscure riserve, riguardanti i movimenti magici e ormai oggi, sempre di più, gli stessi indirizzi filosofici non allineati, quali l’idealista, l’irrazionalista, lo spiritualista e l’esistenzialista congiunti alle cosiddette scienze umane.

Tutti indirizzi e discipline che molti autori, di nuovo esperti e non, hanno fatto corrispondere alle capacità sintetiche, intuitiveartistiche, ed estetiche dell’emisfero destro.

In effetti, se ci si pensa, durante la nostra epoca, le moltitudini hanno sempre più sostituito il soggetto e l’individuo nella considerazione approssimata che di queste hanno svolto i saperi sociali, da abbinare alle analisi più calcolate delle scienze naturali.

Gli esseri umani infatti, qualora vengano considerati in massa o in gregge attraverso grandi religioni, scienze esatte e categorie sociologiche, possono venir ricondotti e soggiogati entro quell’ambito animale, e dunque naturale, destinato un tempo alla mera considerazione delle creature non razionali.

Nell’immagine il dipinto “La primavera”, realizzato dal pittore Sandro Botticelli nel 1482 circa.