Neo Parmenidismo e Nuovo Realismo

Leggendo il decimo volume della “Storia della filosofia” di Nicola Abbagnano (volume quarto, tomo secondo nella più recente edizione) curato dai suoi allievi Giovanni Fornero, Franco Restaino e Dario Antiseri, ho soffermato la mia attenzione su un paragrafo dedicato al filosofo italiano, contemporaneo e tuttora vivente Emanuele Severino.

Qui in particolare gli autori hanno citato un libro e un saggio del filosofo di Brescia intitolati rispettivamente “Heidegger e la Metafisica” del 1950 e “Ritornare a Parmenide”, apparso sulla Rivista di filosofia neoscolastica nel 1964.

Sulla base di questo secondo scritto ho poi continuato le mie ricerche per accorgermi che la Filosofia di Severino è stata definita con l’appellativo di “Neo-parmenidismo” dal filosofo Mauro Visentin nella sua raccolta di saggi composti tra il 1988 e il 2004 dal titolo “Il neo-parmenidismo italiano. Le premesse storiche e filosofiche: Croce e Gentile”.

Ma com’è possibile un “Ritorno a Parmenide”? E anche tralasciando i limiti spazio-temporali di una simile impresa, un presupposto Neo-parmenidismo non equivarrebbe a un “Nuovo realismo” sul modello di quello recentemente proposto da Maurizio Ferraris?

Del resto sia la riflessione del Filosofo di Brescia che quella del Filosofo di Torino hanno preso le mosse da Speculazioni esistenzialiste come quelle rispettivamente di Martin Heidegger e Jacques Derrida.

Ma anche soprassedendo al fatto che il Filosofo di Messkirch e quello di El Biar hanno già scritto a proposito di importanti realisti come lo stesso Parmenide di Elea, René Descartes, Immanuel Kant e l’antropologo Claude Lévi-Strauss, una ripresa dell’opera parmenidea era già stata effettuata all’interno della stessa corrente realista da Karl Raimund Popper col suo testo ormai classico “Il mondo di Parmenide”.

Dunque, almeno a prima vista, la conclusione generale a cui Severino è giunto, dopo anni di studi e di pubblicazioni, mi ricorda l’incredibile abolizione della proprietà privata inaspettatamente proposta da Karl Heinrich Marx come messianico rimedio di tutti i mali.

Bisogna poi ricordare che il Filosofo di Brescia ha studiato presso l’Università cattolica di Milano da sempre legata al culto del Sacro cuore e quindi anche all’ordine dei Frati Gesuiti.

E dunque non va tralasciato neanche il fatto che uno dei più grandi realisti della storia, ovvero il filosofo francese René Descartes, ha ricevuto anch’egli la sua prima formazione presso un collegio di Gesuiti a La Fleche, finendo per predicare, nelle sue opere più mature di filosofia naturale, un rigoroso e deterministico “meccanicismo”.

Nell’immagine la scultura “Sfera con sfera” di Arnaldo Pomodoro davanti all’Ufficio delle Nazioni unite situato a New York.