Nuove Ipotesi sul Monoteismo

Nel saggio pubblicato su questo blog Novo Stilos il 23 agosto 2016 e intitolato significativamente “In nome del figlio” ho esposto brevemente una possibile versione storica di quella che sarebbe potuta essere la travagliata origine delle più note credenze monoteiste a partire da altre, di natura politeista.

Mi sono basato principalmente su alcune teorie, esposte da due noti esperti di Archeologia misteriosa ed Esegesi biblica come il compianto scrittore azero, naturalizzato statunitense, Zecharia Sitchin (1920-2010) e l’attivissimo saggista traduttore torinese Mauro Biglino (classe 1950).

Nel suo libro “Il codice segreto dei templari” (Newton Compton editori, maggio 2016) l’autore Tim Wallace Murphy ha però posto l’attenzione su due credenze monoteiste che erano rimaste inosservate a un mio primo sguardo d’insieme su tali questioni storico-religiose d’incredibile interesse per l’intera storia della cultura umana.

Più in particolare l’autore irlandese ha messo in evidenza, nella medesima opera appena citata, il Culto neolitico della Dea madre assieme alla particolare natura del simbolismo egiziano antico.

A proposito del Culto della Madre terra, a pagina 21 de “Il codice segreto dei templari”, è infatti possibile leggere:

“La nascita e lo sviluppo della civiltà è il preannuncio della fine del monopolio religioso della Grande Dea, la Madre Terra, che viene ora raggiunta nel pantheon celeste da altre divinità, come ad esempio il consorte, lo spasimante e/o il figlio.”

Mentre a pagina 37 della stessa opera, circa la particolare natura del simbolismo egizio, si può invece leggere:

“La ridondante galleria di simboli rappresentativi delle divinità, i Neters, crea non poca confusione nella nostra mente di uomini moderni.

Il solo paragone fattibile oggi con il pantheon degli antichi egizi è quello che ci riporta alla religione indù, dove una miriade di deità diverse altro non è, in verità, che la rappresentazione della moltitudine di aspetti di un solo dio, che è uno e uno soltanto. L’egittologo francese René Adolphe Schwaller De Lubicz (1887-1961) ha affrontato la situazione del pantheon egizio con queste parole:

‘Lo studio dei testi dimostra chiaramente che sin dall’Antico Regno la fede degli Egizi è rivolta verso un unico e solo dio, eterno e innominabile; colui che è il Neter dei Neter, senza limiti e assolutamente inarrivabile, inconoscibile. Parallela a questa visione unitaria, esisteva però un variopinto pantheon composto da una grande quantità di Neters o principiQuesti Neters sono comuni a diversi sistemi teologici, venutisi a creare in diversi frangenti e luoghi.’

E così, a dispetto dell’apparente pletora di divinità, sappiamo che esse erano soltanto diverse sfaccettature di un solo grande dio. Per questo non è affatto azzardato affermare che la culla del monoteismo fu l’Egitto.”

Dunque secondo Wallace-Murphy e De Lubicz a un primo Monoteismo più immanente, originario della Grande Madre Terra, ne seguì un altro, maggiormente trascendente, che è rimasto per molti secoli altrettanto inosservato, ovvero quello sotteso al complesso simbolismo dell’antico Egitto.

Nell’immagine una foto del Santuario nuragico di Santa Cristina, un’area archeologica situata nel comune di Paulilatino in provincia di Oristano.