Oannes e i Sette sapienti

A pagina 38 del suo ultimo capolavoro, intitolato significativamente “Il ritorno degli dei” (Corbaccio edizioni 2016) come ideale prosecuzione del suo best seller “Impronte degli dei” (Corbaccio edizioni 1996), il giornalista scozzese Graham Hancock ha scritto:

Oannes non fece tutto il lavoro da solo ma era, a quanto pare, a capo di un gruppo di individui conosciuti come i Sette Apkallu, i “Sette Sapienti” che si diceva fossero vissuti “prima del diluvio” (un devastante diluvio di livello planetario ricopre un ruolo di primo piano in molte tradizioni mesopotamiche, incluse quelle dei Sumeri, degli Accadi, degli Assiri e dei Babilonesi).

A fianco di Oannes questi saggi sono descritti come civilizzatori che, in un passato antichissimo, diedero agli uomini un codice morale, le arti, i mestieri e l’agricoltura e insegnarono loro le tecniche dell’architettura, dell’edilizia e dell’ingegneria“. 

Dal numero dei sapienti indicato in questo passo si può intuite un’altra origine del termine “Setta”, che per molto tempo ho pensato derivasse dalla composizione delle prime “comunità pitagoriche”.

È infatti noto che il Filosofo di Samo (Pitagora) aveva sei discepoli adepti che, disposti in un simbolico semicerchio come in un’ideale anfiteatro, amavano ascoltarlo seguendone i diktat geometrici ed etici.

Anche il mito dei sette sapienti greci sembra derivare da quello dei sette collaboratori della misteriosa divinità o entità Oannes di cui ci ha narrato il sacerdote, astronomo ed astrologo Berosso, vissuto tra il IV e il III secolo avanti Cristo.

E del resto già Aristotele, nella sua seminale opera essoterica “Il dialogo sulla filosofia” in origine destinata al grande pubblico, aveva fatto precedere alla comparsa dei sette sapienti la presunta origine orientale dei saperi filosofici di cui ho scritto su questo blog Novo Stilos il 30 Luglio 2015.

Il mito dell’uomo-serpente-pesce Oannes si ritrova sia nelle opere dello scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft che nelle numerose testimonianze di avvistamenti rettiliani riportate nei suoi libri dall’ex giornalista David Vaughan Icke.

Ma ulteriori testimonianze, forse le più attendibili, ci sono pervenute attraverso il testo ormai classico sull’argomento dello scrittore Robert K. G. Temple intitolato “The Sirius mystery” (St Martin’s press 1976).

In esso l’autore statunitense ha esposto le tradizioni riportate da alcuni iniziati della tribù africana dei Dogon, stanziata nella Repubblica del Mali, a circa 300 km di distanza dall’antica città di Timbuktu.

Da queste tradizioni emergerebbero infatti misteriosi contatti con una civiltà extraterrestre proveniente da un pianeta del Sistema stellare Sirio.

Ancora oggi i Dogon insistono nel sostenere che tutte le loro conoscenze, astronomiche e non, gli deriverebbero dal contatto che i loro antenati ebbero col dio Nommo, un essere di natura anfibia corrispondente alla divinità mesopotamica Oannes e proveniente dalla Stella del cane appunto.

È probabile che la tribù africana abbia ereditato queste conoscenze dagli antichi Egizi per i quali la stella Sothis (come chiamavano Sirio) era uno degli astri più importanti della loro cosmologia, corrispondente infatti alla dea Iside.

Nell’immagine un Villaggio Dogon nel comune di Sangha (circondariato di Bandiagara) nella regione di Mopti nel Mali orientale.