Oltre il Sonno della Ragione

Nel 1819 il pittore spagnolo Francisco de Goya acquistò la cosiddetta “Quinta del Sordo”, un’abitazione con terreno situata nella zona di Cerro Bermejo alla periferia sud ovest di Madrid, sulla rive del fiume Manzanares.

L’artista, affetto da una grave malattia, forse la sifilide, poco dopo il trasferimento, cominciò a ricoprire le pareti delle due camere principali ai piani terra e primo con dipinti murali, inizialmente più ariosi e delicati, poi col passare del tempo sempre più oscuri e intricati.

Queste opere vennero poi chiamate “Pitturas negras” (Pitture nere), dipinti enigmatici forse costituenti un proseguimento e/o un ideale completamento dei “Disparates”, un gruppo di incisioni eseguite nello stesso periodo e ispirate a soggetti negativi come la malvagità, il terrore, la morte, l’ignoranza e la follia.

Ma perché Goya ha assecondato il desiderio così perverso di riempire di rappresentazioni di questo genere le pareti della sua abitazione che in questo modo rimanevano sempre presenti al suo sguardo giornaliero?

Perché voleva rimanere solo con gli incubi della sua nevrosi e al contempo attribuirgli la possibilità di potersi esprimere?

Oppure per superare quei traumi creando la possibilità di lasciarseli alle spalle per sempre una volta abbandonato quell’ameno luogo come da un incognito progetto iniziale?

In primo luogo dobbiamo dire che nella svolta da una pittura solare a un’altra più oscura possiamo riscontrare il passaggio da una dimensione pubblica ed istituzionale ad un’altra più personale ed intimistica che avrebbe riguardato non solo la sua opera ma anche tutta l’arte moderna successiva.

In secondo luogo sappiamo che il pittore ha conosciuto i tratti più oscuri e paradossali della religione cristiano cattolica molto imponente in Spagna avendo avuto a che fare con quell’istituzione così terribile che è stata l’Inquisizione.

Infatti proprio da quest’ultima, dopo la realizzazione del celebre nudo “Maya desnuda” al culmine della sua carriera per conto del celebre politico spagnolo Manuel Godoy, gli sono state chieste fin troppe spiegazioni non dovute per un artista e soprattutto del suo calibro.  

E probabilmente è anche contro le molte Contraddizioni del cattolicesimo che il pittore spagnolo ha scagliato il suo aforisma più conosciuto: “Il sonno della ragione genera mostri”.

Risulta allora chiaro che sotto l’Apparenza di un mondo luminoso e ordinato, rappresentato nelle prime opere, si è andata col tempo sempre più accentuando la presenza di qualcosa di Oscuro, misterioso ed insondabile.

Si trattava di Archetipi e Miti dell’Inconscio collettivo agitati con forza da una Religione che ha esercitato il Controllo sociale anche con l’aiuto di numerose Armi psicologiche, come ad esempio l’Estremo valore del Senso di colpa.

Goya appare però aver combattuto questo Conflitto uscendone vincitore grazie alla Liberazione, almeno attraverso le sue opere, da qualsiasi forma di Controllo, fosse quello dello Stato francese invasore o dell’oppressiva Inquisizione spagnola.

Visione fantastica dalle pitture nere della “Quinta del sordo” realizzate da Francisco de Goya tra il 1820 e il 1823