Per un’Urbanistica dei Saperi

La scoperta di siti archeologici databili ad oltre 12000 anni fa, come ad esempio quello di Göbekli Tepe nell’attuale Turchia sudorientale, ha ampliato l’ambito propriamente storico facendo altre sì regredire la durata del periodo neolitico e con esso anche l’estensione stessa della cosiddetta era preistorica.

A monte di queste scoperte sia il sorgere della filosofia greca durante l’epoca assiale (800 a. C. – 200 a. C.) che la successiva nascita del Cristianesimo dovrebbero essere ormai classificati come due fenomeni almeno “relativamente recenti”.

In questo nuovo panorama di orizzonti archeologici, come è possibile situare di nuovo il presunto e presupposto ruolo che l’antico pensiero filosofico greco avrebbe avuto nel fondare il cosiddetto “mondo occidentale”?

A pagina 11 del suo libro “I miti del nostro tempo” (Feltrinelli editore, 2009) il filosofo e psicologo italiano Umberto Galimberti ha formulato, consciamente o inconsciamente, una possibile risposta a tale quesito scrivendo:

“Conosciamo le malattie del corpo, con qualche difficoltà le malattie dell’anima, quasi per nulla le malattie della mente.

Eppure anche le idee della mente si ammalano, talvolta si irrigidiscono, talvolta si assopiscono, talvolta, come le stelle, si spengono.

E siccome la nostra vita è regolata dalle nostre idee, di loro dobbiamo aver cura, non tanto per accrescere il nostro sapere, quanto piuttosto per metterlo in ordine.”

Sulla base di questo passo appena citato credo che alla filosofia si debba attribuire anche il compito di portare un po’ di ordine all’interno dei saperi già costituiti.

Una risposta alla fondamentale domanda sul ruolo della filosofia è dunque ancora possibile se rientriamo nella metafora a me tanto cara del sapere-potere come di uno spazio-tempo essenzialmente architettonico e archeologico.

Mantenendosi entro queste similitudini la filosofia può stare al regno dello scibile tout court in un modo simile a quello in cui la scienza urbanistica sta alla pratica architettonica.

Sappiamo infatti che gli antichi Greci avevano un altissimo senso della polis e della sua urbanistica attribuendo un ruolo e una funzione ben precisi ad ogni singolo quartiere delle loro città-stato.

Lo stesso filosofo greco antico Socrate ha dimostrato di allontanarsi mal volentieri dalle mura cittadine per le aperte campagne nel celebre dialogo platonico intitolato “Fedro”.

Uno degli scopi del pensiero filosofico potrebbe dunque ancora essere quello di introdurre dei “piani regolatori” nel tessuto già presente dei disordinati agglomerati epistemici, troppo spesso posti in essere da una disinvolta e libera arte muratoria.

Gli antichi romani, proseguendo nell’attività urbanistica dei loro riconosciuti predecessori, hanno fondato molti accampamenti militari poi divenuti castra, fatti di cardi e decumani.

Questi ordinano ancora oggi con maestria i centri storici di molte città italiane e numerosi siti archeologici che in molti casi cadono purtroppo entrambi nella peggiore trascuratezza.

La funzione ordinatrice che l’Impero romano si è imposto la ritroviamo d’altra parte anche nel più attuale prodotto della sua riflessione etica, ovvero il famosissimo “diritto romano”.

Nell’immagine una strada del sito archeologico di Pompei nei pressi di Napoli.